La Banca è sempre obbligata a fornire ulteriore copia del contratto di conto corrente?

Il troppo stroppia, anche in giudizio: in arrivo una carrellata di conferme

Il Tribunale di Roma – con la recentissima pronuncia n. 2501 del 04 febbraio – ha rigettato integralmente l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da due debitori, nella loro qualità di fideiussori della debitrice principale, per molteplici motivi tra cui, di maggior interesse per chi scrive, quelli relativi alla validità di alcune clausole del contratto delle quali viene lamentata l’asserita “nullità della clausola anatocistica in mancanza di un uso normativo”, l’“illegittima applicazione della commissione di massimo scoperto” e l’“applicazione di un TAEG (rectius TEG) superiore al tasso soglia antiusura”.

Innanzitutto, parte opponente asseriva la contrarietà a quanto stabilito ex lege all’art. 1283 c.c. circa la capitalizzazione degli interessi. Sul punto, il Tribunale adito, rilevata dapprima la mancata deduzione nonché il difetto di prova circa la violazione di tale pattuizione rispetto a quanto – ratione temporis – previsto dall’art. 120 co. 2 T.U.B., ha evidenziato che il contratto in disamina era stato stipulato successivamente all’entrata a regime della nuova disciplina dell’anatocismo bancario e prevedeva espressamente che i rapporti di dare-avere avrebbero dovuto essere chiusi con identica periodicità trimestrale nonché esser produttivi di interessi, attivi o passivi, con capitalizzazione trimestrale.

Ciò considerato, il Giudice ha ritenuto che il negozio de quo è pienamente rispettoso del principio della pari periodicità di cui agli artt. 120, comma 2, T.U.B. e 2 della delibera CICR del 9 febbraio 2000.

Parte opponente, poi, lamentava l’illegittima applicazione della commissione di massimo scoperto; sul punto il Dott. Basile, innanzitutto ha ricordato che “la cms è parziale ristoro per la minore redditività che la banca subisce dovendo tenere a disposizione del cliente risorse liquide”. Rammentato che tale interpretazione è stata avallata anche dalla giurisprudenza di legittimità, ha puntualizzato che “pure omettendo ogni definizione più puntuale delle stesse, (la Suprema Corte) ha effettuato una ricognizione dell’esistente con l’effetto sostanziale di sancire definitivamente la legittimità di siffatto onere e, per tale via, di sottrarla alle censure di legittimità sotto il profilo della mancanza di causa (Cass. n. 12965/2016)”

Considerato quanto sopra e rilevato che le parti avevano concordato sia l’applicazione della stessa che il suo specifico ammontare, il Giudice ha ritenuto priva di fondamento anche la doglianza sul punto.

Circa l’asserito superamento del tasso soglia antiusura previsto dall’art. 2 della Legge n. 108/1996, invece, l’organo giudicante ha evidenziato che trattasi di eccezione “generica ed assertiva, essendosi parte opponente limitata ad affermare che dall’analisi contabile effettuata, una volta conteggiate tutte le somme addebitate a vario titolo dalla Banca, emergerebbe l’applicazione di un TAEG (rectius TEG) superiore di una volta e mezzo il tasso soglia antiusura”.

Discute infatti il Giudice che parte opponente non ha indicato neppure l’ammontare dei tassi originariamente pattuiti, né l’ammontare del TEG risultante a seguito del computo di costi, commissioni e spese pagati per l’erogazione del credito, né, infine, l’ammontare delle somme pagate ogni anno a titolo di interesse.

Richiamando la recente ordinanza sul punto della Suprema Corte n. 2311/2018, il Dott. Basile ha precisato che “la contestazione in tema di usura deve essere specifica e analitica, non potendosi genericamente riferire al tasso di interesse, essendo necessario indicare la pattuizione originaria e le somme pagate ogni anno a titolo di interessi, diversamente, la genericità della tesi della parte non consente di ritenere pacifica l’esistenza della usurarietà, risolvendosi nella sollecitazione allo svolgimento di una c.t.u. esplorativa”.

Ed in particolare, con riferimento al computo della commissione di massimo scoperto ai fini del superamento del TSU, l’ordinanza di cui sopra, richiamata nella sentenza in commento, rammenta che sono recentemente intervenute le Sezioni Unite civili con la sentenza 16303/2018, con la quale è stato affermato che, nei rapporti svoltisi – in tutto o in parte – nel periodo anteriore all’entrata in vigore delle disposizioni di cui all’art. 2-bis, D.L. n. 185 del 2008, inserito nella legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica de superamento del tasso soglia antiusura, deve effettuarsi una separata comparazione del tasso effettivo globale di interesse praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto.

Pertanto, il TSU va raffrontato con il TEG esclusa la commissione di massimo scoperto, la quale, “ove eventualmente applicata, va confrontata con la “CMS soglia”, ottenuta maggiorando della metà il valore della “CMS media”, indicato nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell’art. 2, comma 1, della L. 108/ 1996” e “qualora vi sia un’eccedenza della cms in concreto applicata rispetto alla “CMS soglia”, risultando, la commissione, superiore alla soglia, l’eccedenza così formatasi va confrontata con “l’ammontare degli interessi (ulteriori rispetto a quelli in concreto praticati) che la banca avrebbe potuto richiedere fino ad arrivare alle soglie di volta in volta vigenti”.

Quindi nemmeno sul punto c.m.s. le doglianze di controparte hanno avuto la meglio.

Infine, per non farsi mancar nulla, parte opponente ha provato ad avanzare anche la doglianza circa l’asserita applicazione di usura soggettiva; tuttavia, pure tale lamentela è stata ritenuta infondata, richiamando, al riguardo, il rilievo essenziale dato dalle Sezioni Unite al momento di pattuizione degli interessi.

Tribunale di Roma, 4 febbraio 2019, n. 2501

Chiara Grespi – c.grespi@lascalaw.com

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