A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Storia di un pagamento anomalo poi revocato

In tema di operazione di anticipo su fatture regolata in conto corrente, rappresenta una modalità anomala di estinzione di una obbligazione – e dunque revocabile ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 2, l.f. – il mancato riaccredito da parte della banca sul conto corrente ordinario della cliente della somma incassata dal terzo (debitore del proprio cliente) ed il suo utilizzo per estinguere pregresse passività del correntista.

La Corte d’Appello di Catania condannava una Banca al pagamento di una somma di denaro in conseguenza della revoca, ex art. 67, comma 1, n. 2, l.f. dell’operazione di anticipazione bancaria accordata alla società poi fallita, pari all’80% dell’importo di una fattura anticipata.

Il giudice di secondo grado ha disposto la revoca dell’operazione di anticipazione sopra citata, caratterizzata dalla consegna, da parte della società poi fallita alla banca, di assegni post-datati emessi dal debitore (del cliente) in quanto ritenuta “non normale”, ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 2, l.f..

La Banca proponeva ricorso in Cassazione e con il primo motivo deduceva la violazione dell’art. 67, comma 1, n. 2, l.f. sul rilievo che le operazioni di anticipo su fatture e correlativi incassi ed addebiti sul conto erano stati realizzati nel pieno rispetto della tecnica bancaria, non rivestendo alcun requisito di anormalità.

La Corte ha ritenuto il motivo infondato, ma ha altresì ritenuto di correggere la motivazione della sentenza a norma dell’art. 384 c.p.c..

Ad avviso della Corte, l’anomalia dell’operazione posta in essere nella fattispecie dalla Banca per estinguere precedenti passività accumulate dal cliente non doveva rinvenirsi nel meccanismo attraverso cui avviene l’erogazione dell’anticipazione a fronte dello smobilizzo dei crediti.

Neppure doveva rinvenirsi nella asserita prassi di farsi consegnare dal cliente assegni post datati emessi dal debitore del cliente a copertura degli importi delle fatture anticipate. Tale prassi, infatti, ben può rispondere ad un’esigenza di obiettiva cautela della Banca quando l’importo dell’anticipazione erogata – come nella fattispecie – è notevolmente superiore al limite del fido (sul principio che gli atti estintivi di debiti effettuati con assegni post-datati non costituiscono mezzi anormali di pagamento, cfr. Cass. n. 3136/2016 e Cass. n. 3471/2011).

E ciò, secondo la Corte, in quanto gli affidamenti per smobilizzo crediti (a differenza del contratto di apertura di credito in conto corrente) non attribuiscono al cliente della Banca la facoltà di disporre con immediatezza di una determinata somma di danaro, ma sono esclusivamente fonte, per l’istituto di credito, degli obblighi di accettare, entro un predeterminato ammontare (e quindi non oltre), i titoli che l’affidato presenterà e di anticipare a quest’ultimo la relativa provvista (cfr. sul punto Cass. n. 6575/2018).

Il Collegio, tuttavia, ha evidenziato che in realtà, quello che nel caso di specie ha reso anomala un’operazione di anticipazione (che astrattamente potrebbe rispondere alla normale prassi bancaria) è il fatto che la Banca ha gestito tale operazione non secondo le ordinarie modalità, ma l’ha utilizzata per estinguere propri debiti.

Nella specie, il concreto mancato riaccredito da parte della Banca sul conto corrente ordinario della cliente, a seguito della operazione di anticipo fatture, della somma incassata dal pagamento del debitore del proprio cliente ed il suo utilizzo per estinguere pregresse passività di quest’ultimo è stato dunque ritenuto dai giudici di legittimità una modalità “anomala” di estinzione dell’obbligazione, e dunque revocabile ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 2, l.f.

La Corte, all’esito del proprio ragionamento, ha dunque ritenuto di enunciare il seguente principio di diritto: “Nell’ambito di un’operazione di anticipo su fatture regolata in conto corrente, il concreto mancato riaccredito da parte della banca sul conto corrente ordinario della cliente della somma incassata dal terzo, debitore del proprio cliente, ed il suo utilizzo per estinguere pregresse passività del correntista, costituisce una modalità “anomala” di estinzione dell’obbligazione integrante una causa di revoca a norma della L. Fall., art. 67, comma 1, n. 2”.

Cass, Sez. I, Ord., 6 luglio 2021, n. 19187

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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