Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Stop alle procedure esecutive immobiliari: ulteriori applicazioni

Cari Lettori,

come promesso in occasione della pubblicazione del 7 maggio u.s. qui di seguito forniamo un breve aggiornamento in merito a provvedimenti e circolari sino ad oggi emessi dai singoli Tribunali in tema di sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore, ai sensi dell’ormai celebre art. 54 ter.

A distanza di due settimane dalla sua introduzione, infatti, il numero di Fori che ha ritenuto di dover meglio specificare il generico contenuto della norma è aumentato e ci consente di svolgere una analisi ancora più ampia circa le ulteriori applicazioni da parte dei giudici.

In primo luogo, in merito al requisito essenziale dell’immobile come abitazione principale, risulta sempre preponderante il ruolo degli ausiliari del Giudice dell’Esecuzione chiamati a verificarne la sussistenza, ma non si può negare che permangono differenze interpretative, spesso significative, tra i singoli Fori, in ordine all’ampiezza di tale parametro.

Se Bari, Brindisi, Pistoia, Trieste e Catania ritengono che il requisito dell’abitualità della dimora debba sussistere sia al momento della notifica dell’atto di pignoramento che al 30 aprile 2020, data di entrata in vigore dell’art. 54 ter, Milano, Lucca e Ragusa affermano invece che questo presupposto debba ricorrere solamente alla data del 30 aprile 2020

Dal punto di vista dei criteri soggettivi, pare invece esserci maggiore uniformità nel considerare che la sospensione opera solo nei casi in cui l’immobile sia occupato dal debitore pignorato o dal terzo esecutato e che invece non sia disposta se il bene è occupato da soggetti diversi, anche se legati al debitore o al terzo pignorato da rapporti di parentela (in questo senso si sono espressi, oltre al già a suo tempo citato Tribunale di Bari, anche Catania, Pistoia, Trieste, Velletri, Latina).

L’interpretazione, sotto questo aspetto più tutelante, del Tribunale di Bologna in base al quale la sospensione opererebbe anche in caso di occupazione dell’immobile senza titolo, sembra invece che ad oggi non abbia avuto seguito.

Allo stato attuale, si può inoltre ritenere delineato l’orientamento in base al quale, in caso di pluralità immobili pignorati, l’esecuzione potrà proseguire con riferimento ai cespiti diversi dall’abitazione principale del debitore o dalle relative pertinenze (per citare alcuni Tribunali segnaliamo Bari, Brindisi, Trieste, Pistoia, Livorno, Catania e Latina).

Venendo invece alle fasi processuali, ed in particolare l’avvio atti, in un’evidente ottica di non pregiudicare eccessivamente le ragioni dei creditori, i Tribunali presi oggi in esame hanno sottolineato che la norma sospende le procedure esecutive in corso, ma non impedisce di intervenire in quelle già pendenti e non inibisce al creditore procedente la possibilità di porre in essere gli adempimenti iniziali di cui è onerato, quali ad esempio il deposito dell’istanza di vendita e della documentazione ipocatastale (oltre a Bari, si citano Trieste, Catania e Pistoia).

Se, quindi, in linea generale ad oggi i Tribunali parrebbero non impedire di incardinare nuove procedure esecutive, dobbiamo segnalare l’UNEP di Ivrea che condiziona la possibilità di notificare gli atti di pignoramento immobiliare alla allegazione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sottoscritta dall’avvocato o dal suo assistito, con la quale si dichiara che l’immobile oggetto del pignoramento non costituisce l’abitazione principale del debitore.

Analoga previsione era inoltre contenuta nel protocollo del Tribunale di Reggio Emilia contenente misure organizzative per la cd. Fase 2 dell’emergenza Covid del 6.05.2020, nel quale si prevedeva come necessaria l’indicazione nel corpo dell’atto (o a margine dello stesso) che l’immobile oggetto del pignoramento non fosse adibito ad abitazione principale. Tale previsione è stata, tuttavia, eliminata nel successivo protocollo emesso in rettifica dal medesimo Tribunale in data 7.05.2020 e sostitutivo del precedente e, pertanto, si ritiene che non sia più operante.

Una particolare attenzione nel disciplinare l’operatività della norma è stata inoltre riservata alla fase finale dell’esecuzione, successiva all’aggiudicazione dell’immobile.

Venendo ad esaminare nello specifico i diversi passaggi e partendo dal versamento del saldo prezzo, si registra l’orientamento di Milano e Brindisi che, come già Bologna e Bari, ritengono che si tratti di termine soggetto a sospensione, mentre di diverso avviso sono i Tribunali di Pistoia e Trieste.

Ad aggiudicazione definitiva, e quindi a seguito dell’avvenuto versamento del saldo prezzo da parte dell’aggiudicatario, i Tribunali di Lucca, Milano, Pistoia, Bologna, Catania, Trieste e Taranto sostengono che nel periodo di sospensione si possa emettere il decreto di trasferimento, mentre Livorno, Brindisi, Bologna e Bari sono di segno opposto .

Con riferimento invece alla disciplina della liberazione da effettuarsi in seguito all’aggiudicazione dell’immobile, vista la ratio sociale sottesa alla norma, Lucca, Bologna, Milano e Livorno ritengono che tale adempimento sia comunque soggetto alla sospensione di sei mesi in caso di immobili che costituiscono abitazione principale, mentre Pistoia parrebbe sottrarre la liberazione alla sospensione , sempre che sia ordinata dal G.E. dopo l’aggiudicazione.

La mancata liberazione, secondo quanto affermato dal Tribunale di Milano, non impedirebbe comunque la distribuzione delle somme, atteso che si può comunque procedere con il riparto, accantonando le somme che si presumono necessarie per la liberazione. Al contrario, Bologna ritiene che non si possa procedere con il riparto se non è stato possibile eseguire la liberazione dell’immobile costituente l’abitazione principale.

Infine, in tema di riparto delle somme i Tribunali presi in esame, salvo quanto previsto da Bologna in caso di immobile non liberato e con l’eccezione di Aosta che ritiene sospeso il termine per il deposito del piano di riparto, sostengono che la fase distributiva sia sottratta alla sospensione ex art. 54 ter.

A tal fine, nel rispetto delle misure volte al contenimento della diffusione del Coronavirus, dovranno essere privilegiate le modalità di svolgimento delle udienze di approvazione mediante trattazione scritta ovvero per il tramite dell’utilizzo di piattaforme telematiche.

Da ultimo, si ritiene di dover sottolineare che appare altrettanto unanime la sottrazione del termine di sospensione ex art 54 ter alla sospensione feriale dal 1° al 31° agosto, cosicché la stessa terminerà in data 30.10.2020.

***

Da questa ulteriore analisi dei provvedimenti ad oggi emessi in tema di 54 ter, non si può che evidenziare uno sforzo dei Tribunali in ordine ad un tentativo di uniformare gli orientamenti, anche se sotto diversi e numerosi aspetti, come abbiamo visto, si sono registrate interpretazioni originali della disposizione legislativa.

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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