Accordi di ristrutturazione: revocatoria ordinaria si o no?

Stop alla vendita? Decide il Giudice Delegato

L’art. 108 L.F. prevede che, dopo il deposito della documentazione relativa alla procedura competitiva, il potere di impedire il perfezionamento della vendita sussista solo in capo al Giudice Delegato, che può esercitarlo unicamente ove ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero qualora il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto.

In merito, la pronuncia della Suprema Corte n. 18451/2015 ha definito le condizioni per l’esercizio del potere di sospensione ex art. 586 c.p.c., di cui l’art. 108 L.F. costituisce il parallelo in sede fallimentare. In particolare, secondo detto articolo, il potere di sospendere la vendita, attribuito al Giudice dell’esecuzione dopo l’aggiudicazione poiché il prezzo offerto risulta notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato solo allorquando: a) si verifichino fatti nuovi successivi all’aggiudicazione; b) emerga che nel procedimento di vendita si siano verificate interferenze illecite di natura criminale che abbiano influenzato il procedimento, ivi compresa la stima stessa; c) il prezzo fissato nella stima posta a base della vendita sia stato frutto di dolo scoperto dopo l’aggiudicazione; d) vengano prospettati, da una parte del processo esecutivo, fatti o elementi che essa sola conosceva anteriormente all’aggiudicazione, non conosciuti né conoscibili dalle altre parti prima di essa, purché costoro li facciano propri, adducendo tale tardiva acquisizione di conoscenza come sola ragione giustificativa per l’esercizio del potere del Giudice dell’esecuzione.

Nel caso di specie, sotteso all’ordinanza in commento, il Tribunale ha ritenuto che la norma invocata non sia volta a tutelare in modo esclusivo ed assoluto i creditori della procedura concorsuale di cui si discute, ma in linea generale a tutelare il principio di stabilità delle vendite nelle procedure coattive (individuali e concorsuali), al fine di promuoverne l’affidabilità.

Stante quanto sopra – una volta che si sia svolta una libera competizione all’esito di adeguata pubblicità e tutti gli interessati siano stati messi nelle condizioni di partecipare, formulando le proprie valutazioni in ordine al prezzo da offrire per il bene in vendita – l’aggiudicazione è da ritersi pienamente valida ed efficace, potendo essere messa in discussione solo nelle ipotesi eccezionali di cui al predetto art. 586 c.p.c.

Si è ritenuto, infatti, che la tutela del valore generale dell’affidabilità delle vendite coattive garantisca la maggiore partecipazione alle vendite giudiziali e configuri, quindi, il volano per la migliore soddisfazione di tutti i creditori coinvolti in procedure esecutive.

Al contrario, mettere in discussione una vendita che abbia già visto individuato il miglior offerente per un’offerta migliorativa successiva – di chi consapevolmente non ha partecipato alla prima competizione – evidentemente mantiene una fase di incertezza successiva all’aggiudicazione che non favorisce la più ampia partecipazione alla gara.

Tribunale di Padova, 19 Aprile 2018

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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