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A chi spetta l’onere della prova

Il Tribunale di Roma, con una recente sentenza emessa a definizione di un giudizio seguito dal nostro Studio, è tornato nuovamente a statuire in merito all’onere della prova gravante in capo all’attore nei giudizi di ripetizione d’indebito.

Nel caso di specie, il Giudice Dott.ssa Cerenza non ha ritenuto pienamente assolto l’onere della prova incombente su parte attrice, ricordando che “nei giudizi promossi dal “cliente” –correntista o mutuatario- per far valere la nullità di clausole contrattuali o l’illegittimità degli addebiti in conto corrente, in vista della ripetizione di somme richieste dalla Banca in applicazione delle clausole nulle o, comunque, in forza di prassi illegittime, grava senz’altro sulla parte attrice innanzitutto l’onere di allegare in maniera specifica i fatti posti alla base della domanda e, in secondo luogo, l’onere di fornire la relativa prova”.

 Il Tribunale ha ritenuto “del tutto vaghe e generiche” le deduzioni e richieste formulate dall’attrice, prive di riscontro probatorio.

Il correntista che eccepisca il carattere indebito di talune poste passive (assumendo che le stesse siano conseguenti all’applicazione di interessi usurari o di clausole imposte unilateralmente dalla Banca a seguito di illegittimo esercizio di ius variandi, ovvero dell’addebito di spese, commissioni o altre “voci” non dovute-) ha l’onere di produrre non solo il contratto costituente il titolo del rapporto, ma anche gli estratti conto periodici dalla data di avvio del rapporto.”

Tale decisione è stata assunta conformemente al già noto orientamento della Suprema Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 9201 del 7 maggio 2015 ha espresso il seguente principio di diritto “L’onere probatorio gravante, a norma dell’art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l’estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto’ fatti negativi’, in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude né inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo; tuttavia, non essendo possibile la materiale dimostrazione di un fatto non avvenuto, la relativa prova può essere data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, od anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo. (Fattispecie relativa all’azione avviata da alcuni correntisti nei confronti di una banca, con la quale si contestava il saldo negativo del conto corrente sotto il profilo, tra l’altro, dell’anatocismo e dell’usurarietà dei tassi di interesse applicati).”

Il Tribunale di Roma ha altresì affermato che “il titolare di un rapporto di conto corrente o di mutuo, quale parte contraente, non può non avere la disponibilità del documento contrattuale, anche alla luce delle previsioni di cui all’art. 117 TUB”, ribadendo che la legge- con la previsione dell’art. 119 TUB, mette a disposizione di ogni cliente uno strumento utile al fine di ottenere dal proprio Istituto di credito tutta documentazione relativa ai rapporti intrattenuti ed alle operazioni poste in essere.

Da ultimo, occorre rilevare che nel caso di specie, nonostante sia stata disposta la CTU contabile, il Giudice non ha conformato la propria decisione in relazione alle risultanze della perizia esperita, in quanto ha ritenuto che non è possibile “accertare d’ufficio una nullità inerente al contratto sulla base della documentazione e delle risultanze istruttorie fornite dalla parte cui incombeva il detto onere o comunque presenti in atti, ma non può esercitare d’ufficio attività istruttorie sopperendo al mancato assolvimento dell’onere relativo che è in capo ad una delle parti in relazione ai rapporti intercorsi con la controparte”.

In definitiva, il cliente che intende promuovere un’azione nei confronti della Banca deve premunirsi di tutta la documentazione idonea a supportare le proprie domande, non essendo sufficienti le contestazioni generiche o rimettendo all’eventuale CTU un compito meramente esplorativo alla ricerca di elementi che esonerino, così, l’attore dal suo onere probatorio.

Trib. Roma, 16 febbraio 2021, n. 2833

Francesca Schiavon – f.schiavon@lascalaw.com

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