Mediazione: se la domanda è infondata la mancata partecipazione non è sanzionabile

Spetta all’attore opponente esperire il tentativo obbligatorio di mediazione

In linea di continuità con il pronunciamento del Tribunale di Locri n. 1156 del 19/09/2018 – già edito su questa rivista il 10 ottobre – il Tribunale di Foggia, con sentenza n. 2382 del 25/09/2018, ha ribadito che l’onere di esperire il tentativo obbligatorio di mediazione, nell’ambito dei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, grava sull’opponente, pena l’improcedibilità dell’opposizione e la piena conferma del decreto ingiuntivo.

Rileva il Tribunale che, nell’ambito di tali procedimenti, la difficoltà di individuare il portatore dell’onere deriva dall’inversione logica che si determina tra rapporto sostanziale e processuale, che può condurre all’”errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è l’attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l’onere”.

Diversamente, invece, la questione deve essere risolta “avendo come guida il criterio ermeneutico dell’interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione” ed in ragione della ratio della “norma relativa alla mediazione quale condizione di procedibilità”. La stessa, invero, “è stata costruita in funzione deflattiva e pertanto va interpretata alla luce del principio costituzionale del ragionevole processo diretto a garantire la maggiore efficienza processuale possibile” (in questo senso già Cass. 3 dicembre 2015, n. 24629)

Conseguentemente, sebbene avesse invitato entrambe le parti ad esperire il tentativo innanzi all’organismo competente, il Tribunale, preso atto dell’inerzia delle stesse, ha chiarito che “gravava su [l’opponente] l’onere di avviare il procedimento di mediazione e che, pertanto, il mancato esperimento ha determinato il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ai sensi dell’articolo 653 codice di procedura civile”.

Ciò in quanto “è l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. È dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga”.

Tribunale di Foggia, 25 settembre 2018, n. 2382 (leggi la sentenza)

Roberto Perrone – r.perrone@lascalaw.com

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