L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

Spese di manutenzione del bene pignorato: chi paga?

Il Tribunale di Napoli ha osservato che sul custode di un bene immobile pignorato non grava l’obbligo di anticipazione delle spese “non necessarie”, che non hanno cioè, una immediata funzione conservativa dell’immobile oggetto della procedura esecutiva. Queste devono essere sostenute, infatti, dal debitore, ovvero dai competenti organi amministrativi (attraverso la c.d. “esecuzione in danno”).

Nel caso di specie, il custode di diversi beni immobili oggetto di pignoramento aveva rappresentato al giudice dell’esecuzione la necessità di eseguire lavori di manutenzione di detti cespiti al fine di evitare il pericolo di crollo. Lo stesso ausiliario rappresentava al Giudice di aver altresì ricevuto una diffida – da parte del Dipartimento di sicurezza del Comune competente – con la quale gli veniva intimato di non praticare e di non far praticare il fabbricato fino all’eliminazione del pericolo riscontrato.

Il Giudice adito nel pronunciarsi sulla questione in esame, ha preliminarmente precisato che le spese di manutenzione e di messa in sicurezza dei cespiti oggetto di pignoramento si distinguono in spese c.d. “necessarie”, ossia essenziali al mantenimento dell’integrità del bene e dirette a scongiurare danni alla sua struttura o il crollo e in spese c.d. “non necessarie, ossia di manutenzione e di gestione (ordinaria o straordinaria) condominiale “utili” alla procedura, ma che non hanno una funzione conservativa del bene (non hanno, cioè, lo scopo di preservarne l’integrità) e, dunque, non incidono sulla fruttuosità dell’espropriazione forzata.

Le spese c.d. “necessarie”, come precisato dal Tribunale devono essere anticipate – ai sensi dell’art. 8, “T.U. spese di giustizia” (D.P.R. n. 115/2002) – dal creditore interessato a portare avanti la procedura esecutiva e a far vendere il bene. Detti costi, infatti, si riferiscono a interventi necessari, senza i quali la predetta procedura potrebbe anche estinguersi ex art. 164-bis disp. att. c.p.c. (in quanto il bene stesso non sarebbe più alienabile).

Diversamente, le spese c.d. “non necessarie” devono essere sostenute dal debitore esecutato, il quale sino al decreto di trasferimento è l’unico proprietario del bene pignorato. Soltanto nel caso di inerzia del debitore, obbligata sarà l’autorità amministrativa attraverso il procedimento della c.d. “esecuzione in danno”.

Quanto sopra, trova conferma nella sentenza n. 12877/2016 della Suprema Corte di Cassazione, richiamata dal Tribunale di Napoli nel provvedimento in esame, secondo cui il creditore procedente è tenuto ad anticipare soltanto le spese giudiziarie e quelle necessarie a evitare una chiusura anticipata della procedura esecutiva (come quelle tese a evitare il perimento materiale e giuridico del bene staggito) precisando che se tali costi vengono onorati dal custode con i fondi della procedura, questi diventeranno “prededucibili”; se, invece, vengono anticipati dal creditore, a questo dovranno essere rimborsati come spese “privilegiate” ai sensi dell’art. 2770 Cod. Civ.

Nel caso di specie, le spese per gli interventi richiesti erano riconducibili a quelle c.d. “non necessarie” al mantenimento dell’integrità del bene e, pertanto, né il creditore né tantomeno il custode, erano tenuti ad anticiparle.

Il provvedimento del dipartimento di sicurezza del Comune, emanato nei confronti del custode, è stato conseguentemente ritenuto illegittimo dal giudice dell’esecuzione, in quanto l’ausiliario del giudice non era tenuto a procedere con urgenza all’esecuzione di lavori non necessari per la prosecuzione della procedura esecutiva.

Trib. Napoli, 5 marzo 2021

Andrea Saia – a.saia@lascalaw.com

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