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Spese di lite: il potere è nel prevenire e mai nel curare

La Cassazione, con la recente ordinanza n. 26573/18, ha stabilito che, in ipotesi di procedimento volto ad espletare una consulenza tecnica preventiva, il Giudice può procedere alla liquidazione delle spese processuali a carico del ricorrente, solamente nei casi in cui dichiari la propria incompetenza o l’inammissibilità del ricorso, oppure lo rigetti senza procedere all’espletamento del mezzo istruttorio richiesto.

La vicenda in questione aveva visto il Tribunale all’esito di un procedimento di istruzione preventiva ex art. 696-bis c.p.c., liquidare le spese processuali sostenute dal resistente, a carico del ricorrente in ragione del principio generale sulla soccombenza.

Il Tribunale di Roma emetteva tale pronuncia a seguito dell’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio, rigettando il ricorso di parte ricorrente e condannandola alle spese.

Pertanto il soccombente, avverso tale pronuncia, proponeva ricorso straordinario per Cassazione deducendo la violazione degli artt. 91 c.p.c., 112 c.p.c. e-bis c.p.c..

La Suprema Corte ha affermato, quindi, che il giudice, qualora dia corso alla consulenza preventiva, non ha il potere di statuire sulle spese. L’eventuale provvedimento in tal senso risulta abnorme, ma non è impugnabile ai sensi dell’art. 111, comma 7, della Costituzione, giacchè privo dei caratteri della definitività e decisorietà. Data la sua natura sommaria, ove venga azionato come titolo esecutivo può essere opposto ai sensi dell’art. 615 c.p.c. come se fosse un titolo esecutivo stragiudiziale.

Cass., Sez. VI Civile-3, 22 ottobre 2018, n. 26573 

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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