Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Spese per la conservazione dell’immobile a carico del creditore procedente

La sentenza della Corte di Cassazione n. 12877/2016 del 23 giugno 2016 qui in commento enuncia il principio in base al quale sono a carico del creditore procedente le spese necessarie all’immediata conservazione dell’immobile pignorato, ovvero quelle relative al compimento di opere tese ad evitare che lo stesso subisca danni strutturali.

La Suprema Corte sottolinea, infatti, che tali tipologie di spese, proprio perché necessarie, indefettibili ed improcrastinabili, mirano a conservare l’oggetto dello stesso del pignoramento nella sua consistenza fisica e giuridica, con l’evidente l’interesse del creditore procedente (che su tale bene dovrà soddisfarsi),  a che le relative opere vengano eseguite.

Per giungere alla sopra indicata conclusione, la Suprema Corte svolge inizialmente un interessante ragionamento a contrario, rilevando giustamente che imputare tali spese al debitore, il quale nel corso dell’esecuzione è ancora proprietario del bene sebbene non ne possa disporre, vorrebbe dire porle a carico di un soggetto che è solitamente impossibilitato a sostenerle o che, comunque, ne è totalmente disinteressato.

Analogamente la Corte di Cassazione esclude che gli oneri di anticipazione per siffatta categoria di spese possano essere posti a carico del custode. Ciò poiché sebbene l’ultimo comma dell’art. 560 cpc con la nuova formulazione post L. 80 del 14 maggio 2005, abbia abbandonato l’iniziale attribuzione al custode di un ruolo meramente conservativo valorizzando invece una gestione più proficua e attiva, nulla dice a proposito dell’onere della provvista.

Inoltre, attribuire tali compiti al custode vorrebbe dire frustare l’intento della sopra richiamata riforma del 2005, nella quale il custode si inserisce come soggetto terzo, estraneo agli interessi sottesi alla procedura esecutiva.

Confermando la sentenza impugnata, la Suprema Corte ritiene invece che la questione de qua, riguardante esclusivamente – come la Corte stessa si preoccupa di ribadire più volte – le spese necessarie per il mantenimento in esistenza del bene pignorato e non quelle ordinarie, debba trovare risoluzione nella disciplina generale delle spese di giustizia ex art. 8, DPR 30 maggio 2002 n. 115.

Come noto, in base a tale disposizione, le spese per gli atti necessari del processo sono poste a carico della parte che li compie, con conseguente collocazione delle stesse al privilegio ex at. 2770 c.c., così da poterne garantire (a seguito dell’aggiudicazione), il rimborso al creditore che le ha sostenute.

Cass., Sez. III, 23 giugno 2016, n. 12877 (leggi la sentenza)

Chiara Gennaroc.gennaro@lascalaw.com

 

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