Ricorso per Cassazione, attenti alla sottoscrizione

Spese dell’esecuzione: la liquidazione non fa la forza (esecutiva)

In caso di incapienza totale o parziale delle somme ricavate dall’espropriazione forzata, la liquidazione delle spese processuali effettuata dal Giudice dell’esecuzione non costituisce titolo esecutivo azionabile al di fuori del relativo processo.

Questo, in estrema sintesi, quanto sancito dalla III sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 24571/2018, la quale, accogliendo il ricorso proposto dalla parte soccombente sia in primo grado che in appello, ha enunciato il principio di diritto secondo cui “il provvedimento di liquidazione delle spese dell’esecuzione […] implica […] un accertamento meramente funzionale alla distribuzione o assegnazione stessa, privo di forza esecutiva e di giudicato al di fuori del processo in cui è stato adottato”.

La sentenza in commento vede la propria genesi nell’opposizione proposta avverso un decreto ingiuntivo emesso in favore del difensore distrattario in una procedura esecutiva presso terzi. Quest’ultimo, infatti, essendo rimasto parzialmente insoddisfatto rispetto a quanto liquidatogli dal giudice dell’esecuzione, chiedeva ed otteneva un provvedimento monitorio per le somme non incassate.

Avverso tale provvedimento, proponeva opposizione la parte ingiunta, sostenendo l’inammissibilità dello stesso sul presupposto dell’insussistenza del diritto ad agire al di fuori del procedimento esecutivo per ottenere il pagamento delle spese in quella sede liquidate ma non integralmente soddisfatte. Tuttavia, sia il Giudice di Pace che il Tribunale in sede di appello, rigettavano l’opposizione proposta, non ritenendo fondata l’eccezione posta a sostegno della stessa.

Contro tale decisione, la parte soccombente proponeva ricorso per cassazione, lamentando che il Tribunale avrebbe errato nel ritenere che l’ordinanza di assegnazione pronunciata nell’ambito del procedimento esecutivo potesse costituire titolo idoneo per l’emissione del decreto ingiuntivo, non avendo tale pronuncia natura decisoria e, conseguentemente, non potendo applicarsi il principio della soccombenza.

La Suprema Corte, ritenendo fondato il motivo di ricorso, rileva come la liquidazione delle spese processuali effettuata dal giudice dell’esecuzione non possa costituire titolo esecutivo spendibile al di fuori del relativo processo.

Il Giudice di legittimità, nel solco del prevalente orientamento della Dottrina e dell’ormai consolidata Giurisprudenza (cfr. Cass. Civ. n. 3800/1958; Cass. Civ. n. 789/1994; Cass. Civ. n. 4653/1998; Cass. Civ. n. 14504/2011), fa propria l’affermazione secondo la quale “nel procedimento esecutivo l’onere delle spese non segue il principio della soccombenza come nel giudizio di cognizione, ma quello della soggezione del debitore all’esecuzione”, e da tale presupposto trae conseguenza che “la liquidazione delle spese del giudice dell’esecuzione non può avere contenuto decisorio ma solo di verifica del relativo credito in funzione dell’assegnazione o distribuzione”.

Cass., Sez. III Civ., 5 ottobre 2018, n. 24571

Nicolò Izzi – n.izzi@lascalaw.com

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