Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Il sovraindebitato che è causa del suo mal pianga se stesso

Stabilita l’assenza di un’omissione professionale da parte del professionista nominato dal Tribunale come facente funzioni di O.C.C., deve rigettarsi la richiesta di risarcimento del danno formulata dal soggetto sovraindebitato.

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Genova ha puntualmente ricostruito la cronologia degli eventi legati a due procedure, di composizione della crisi da sovraindebitamento da avviare da un lato e di espropriazione immobiliare già pendente dall’altro, per giungere ad affermare l’insussistenza di profili di negligenza in capo al professionista facente funzioni di O.C.C., chiarendo come le vicende che hanno determinato l’espropriazione immobiliare siano del tutto svincolate dall’attività svolta da quest’ultimo (sino alla richiesta di risarcimento a suo carico).

Ebbene il debitore depositava una prima istanza per la presentazione del piano del consumatore, dichiarata inammissibile, in quanto il piano non era attestabile. Ciò a fronte della non prevista liquidazione dell’immobile, senza che il creditore ipotecario venisse soddisfatto nei termini previsti dall’art. 8, comma 4, L. n. 3 del 2012 (circostanza ben illustrata al debitore sia dal professionista che dal Giudice Delegato).

Lato esecuzione, il G.E. rigettava la richiesta di sospensione, ritenendo che la procedura da sovraindebitamento non comportasse l’improcedibilità dell’azione esecutiva e, successivamente, veniva emesso il decreto di trasferimento dell’immobile.

Appena prima dell’emissione del suddetto decreto di trasferimento, la parte debitrice (nonostante l’avvenuta vendita dell’immobile nell’ambito dell’esecuzione individuale) si affrettava a presentare un’alternativa richiesta di liquidazione del patrimonio ex L. n. 3 del 2012, al fine di ottenere il beneficio dell’esdebitazione, anch’essa dichiarata inammissibile.

Il Tribunale, riconosciuto che il debitore abbia inteso utilizzare la disciplina delle procedure da sovraindebitamento al solo fine di evitare a tutti i costi la liquidazione dell’immobile (già avviata tramite procedura esecutiva immobiliare promossa dal creditore fondiario), ha ritenuto palese l’infondatezza della richiesta di risarcimento, a fronte della non attestabilità della proposta di piano sin da subito esplicitata dal professionista, dell’insufficienza dell’istanza per la liquidazione del patrimonio a bloccare l’esecuzione individuale e della correttezza della mancata sospensione della procedura esecutiva.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, il Tribunale ha colto l’occasione per formulare un excursus sul tema dei rapporti tra procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento e procedure esecutive individuali, osservando che fino alla data del decreto di apertura di cui agli artt. 10 (in materia di accordi) e 14 quinquies (in materia di liquidazione) L. n. 3 del 2012 non è prevista la sospensione delle procedure esecutive. Con riferimento al piano, infatti, l’art. 12 bis L. n. 3 del 2012 prevede una mera facoltà del giudice del sovraindebitamento di sospendere l’esecuzione con il decreto di apertura della procedura. Peraltro, nel caso di specie, una procedura da sovraindebitamento non è mai stata aperta.

Né il G.E. ha alcun potere di sospendere l’esecuzione prima che il giudice del sovraindebitamento si sia pronunciato sull’ammissione alla procedura. Il G.E., invece, in caso di emissione del provvedimento di sospensione da parte del giudice del sovraindebitamento, non può far altro che prenderne atto (senza che vi sia un pregiudizio per gli atti compiuti anteriormente). Per il caso di aggiudicazione già avvenuta, la stessa rimane valida, il G.E. deve emettere il decreto di trasferimento quale “atto dovuto” e, in caso di omologazione, il prezzo pagato dall’aggiudicatario va ripartito alla massa dei creditori.

Il Tribunale ha, quindi, rigettato la richiesta di risarcimento, condannando il debitore a rifondere le spese di lite sia al professionista che all’assicurazione terza chiamata da quest’ultimo.

Trib. Genova, 30 gennaio 2020, n. 273

Roberta Maria Pagani – r.pagani@lascalaw.com

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