Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Sovraindebitamento: il tribunale dà la precedenza all’O.C.C.

Nel Circondario del Tribunale in cui ha sede un Organismo di Composizione della Crisi regolarmente costituito ed iscritto nel Registro degli O.C.C. non è possibile rivolgersi al Tribunale per le istanze di accesso alla procedura di sovraindebitamento ex L. 3/2012.

E’ questo l’importante principio sancito dalla Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 19740 emessa lo scorso 08 agosto e al quale la maggior parte dei Tribunali si è, già, uniformata.

Nel caso di specie, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso straordinario proposto da un consumatore avverso il decreto del Tribunale di Forlì, il quale aveva respinto il suo reclamo contro il diniego dell’istanza volta alla nomina di un OCC ai sensi dell’art. 15 della L. 3/2012, a causa della presenza, presso il Consiglio dell’Ordine dei Commercialisti del circondario, di un regolare Organismo.

La Suprema Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso straordinario proposto, essendo il decreto emesso dal Tribunale di Forlì “un provvedimento che non ha natura di sentenza neppure in senso sostanziale”, e pertanto, privo dei caratteri “della decisorietà e della definitività”, ha precisato che “nel quadro della disciplina dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio di cui agli articoli 6 e seguenti della legge 27 gennaio 2012, n. 3, l’organismo di composizione della crisi disciplinato dall’articolo 15 assume un ruolo centrale, che si connota non solo per i profili di indipendenza e professionalità necessari agli adempimenti contemplati, ma anche per l’evidente carattere di specializzazione giudicata necessaria dal legislatore, desumibile dal rilievo che la norma ha previsto l’istituzione di organismi stabili destinati ad essere iscritti in un apposito registro. Tale previsione rimarrebbe gravemente menomata se si ammettesse l’affidamento sine die dei compiti e delle funzioni attribuiti agli organismi di composizione della crisi, ed in alternativa ad essi, anche ad un soggetto idoneo a svolgere le funzioni di curatore fallimentare ovvero ad un notaio, cui si riferisce il comma 9 del citato articolo 15”.

Continua la Corte “va da sè che tale disposizione ha da essere riferita ai casi in cui sia mancata la costituzione degli organismi di composizione della crisi con iscrizione di essi nell’apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia, il che è reso manifesto non soltanto dall’inciso ” Fino all’entrata in  vigore del regolamento di cui al comma 3″, contenuto dello stesso citato comma 9, ma in più generale, dall’articolo 7 della stessa legge, il quale esordisce stabilendo che il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori l’accordo di ristrutturazione ivi previsto “con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’art. 15”, che abbiano “sede nel circondario del tribunale competente”.

Il Tribunale, dunque, dà la precedenza agli O.C.C., e si riserva di nominare i professionisti muniti dei requisiti di cui all’art. 28 della L.F. solo nelle ipotesi di una loro mancata costituzione nella circoscrizione del Tribunale competente.

Cass., Sez. VI – 1, 8 agosto 2017, ordinanza n19740

Antonella Mafrica – a.mafrica@lascalaw.com

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