Sovraindebitamento: principio di alternativita’ e ruolo dell’O.C.C.

Il decreto in esame, emesso dal Tribunale di Massa lo scorso 28 gennaio, nel ricostruire analiticamente il quadro normativo dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio, rappresenta un valido approfondimento della L. n. 3/2012.

Per una migliore comprensione di quanto decretato dal Tribunale di Massa, occorre, tuttavia, una preliminare e sintetica ricostruzione dei fatti.

Nel 2013, un debitore presentava istanza al Presidente del Tribunale per la nomina di un professionista che facesse le veci dell’O.C.C. (all’epoca non ancora istituito). Il Professionista nominato dal Tribunale avanzava due domande, congiunte e cumulate tra loro, tendenti alla “apertura contemporanea” di due tra le procedure previste dalla L. n. 3/2012 e, più precisamente, la proposta di “accordo di composizione della crisi” e la domanda di “liquidazione del patrimonio”. Entrambe le richieste venivano accolte e, il Giudice avviava, contemporaneamente, entrambe le procedure, sospendendo, fra l’altro, la procedura esecutiva immobiliare che era in corso. I creditori, da una parte, esprimevano voto contrario alla proposta di accordo e, dall’altro, inviavano al professionista le rispettive domande di partecipazione alla liquidazione. Quanto sopra veniva, tuttavia, capovolto dal nuovo giudice, assegnatario del procedimento di prime cure, che rigettava l’omologa dell’accordo di ristrutturazione, revocava l’apertura della procedura di liquidazione del patrimonio, ordinava la cancellazione della trascrizione del decreto con il quale erano state accolte, dal precedente giudice, entrambe le procedure, revocava il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali sul patrimonio del debitore e, infine, dichiarava l’estinzione del procedimento.

Avverso tale provvedimento, il debitore proponeva reclamo al Tribunale di Massa chiedendo di voler confermare l’apertura del procedimento di liquidazione del patrimonio, di mantenere la trascrizione del decreto che aveva aperto entrambe le procedure di accordo e di liquidazione, nonché di confermare il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali sul proprio patrimonio.

Il Tribunale di Massa, con il decreto in esame, ha rigettato il reclamo proposto dal debitore focalizzando l’attenzione sul principio di alternatività, che caratterizza le procedure ex L. 3/2012, e sul ruolo dell’O.C.C. (o del professionista nominato in sostituzione dell’O.C.C.).

Da un lato, i giudici massesi, nel richiamare il principio di alternatività desumibile dall’art. 14 ter della L. n. 3/2012 che esclude l’ammissibilità di una domanda cumulata di apertura contestuale di due delle procedure previste dalla normativa in materia di sovraindebitamento (nel caso di specie: “accordo di composizione della crisi” e  “liquidazione del patrimonio”) hanno, espressamente, affermato che le due procedure “non potevano essere introdotte contestualmente con domanda cumulata  di instaurazione contemporanea di entrambe”.

Dall’altro, gli stessi giudici hanno fornito un chiarimento in merito al ruolo dell’O.C.C. (o del professionista nominato in sostituzione dell’O.C.C.), precisando che “il compito del professionista non consiste nel formulare, in nome e per conto del debitore, la proposta di accordo con i creditori o la domanda di liquidazione, ma semplicemente nell’essere di ausilio al debitore per tutto quanto necessario o utile nell’ambito di una di tale procedure, conformemente alle previsioni della L. 3/2012 ed ai poteri che la stessa attribuisce all’O.C.C. (che sono gli stessi poteri che spettano al del professionista nominato in sostituzione dell’O.C.C.)”.

Trib. Massa, 28 gennaio 2016

23 maggio 2016

Antonella Mafricaa.mafrica@lascalaw.com

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