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Sovraindebitamento ed esecuzione: dove fai istanza di sospensione?

Con una pronuncia ottenuta dallo Studio, il Tribunale di Trani ha chiarito la sede in cui debba essere depositata l’istanza di sospensione delle procedure esecutive (e i poteri del Giudice dell’Esecuzione in merito a tale istanza), nei casi in cui il debitore abbia fatto ricorso ad una procedura di sovraindebitamento.

Come correttamente richiamato dall’ordinanza in esame, la Legge n. 3/2012 ha previsto la possibilità per tutti i soggetti non assoggettabili alla disciplina del fallimento (e tra questi, anche i consumatori) di “concludere un accordo con i creditori nell’ambito della procedura di composizione della crisi” ovverosia di un “accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso, compreso l’integrale pagamento dei titolari di crediti privilegiati”.

È di tutta evidenza che la procedura di sovraindebitamento delineata dalla citata legge crea “interferenze che – potenzialmente – possono venire a determinarsi tra questo peculiare procedimento e le procedure esecutive di carattere individuale che potrebbero essere attivate, medio tempore, dai creditori o che risultano essere già state introdotte in un momento precedente il ricorso di cui alla stessa legge”.

Tali “interferenze” si riscontrano nella possibilità, prevista dagli artt. 10 e 12 della legge n. 3/2012, per il Giudice di disporre “che, per non oltre centoventi giorni, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore”.

Sorge dunque spontanea la domanda: quale Giudice deve disporre la sospensione delle procedure esecutive individuali? Il Giudice dell’esecuzione o il Giudice della procedura di sovraindebitamento?

Nella pronuncia in esame, il Tribunale di Trani ha risposto chiarendo che “la valutazione in ordine alla opportunità di sospensione dell’esecuzione – in virtù del dettato legislativo – è riservata al giudice chiamato a definire il procedimento di cui alla legge n. 3/12, come si desume dal fatto che la sospensione può essere disposta con il decreto – evidentemente adottabile solo da quest’ultimo – che fissa l’udienza per l’ascolto del debitore e dei creditori e dal fatto che i presupposti per l’adozione del provvedimento di sospensione … presuppone una valutazione di competenza del giudice del sovraindebitamento”.

Pertanto, il Giudice dell’Esecuzione, in presenza di un’ipotesi di sospensione dell’espropriazione come quella introdotta dalla Legge n. 3/2012, può solo “prendere atto del provvedimento adottato al di fuori del processo esecutivo, così che tale fattispecie è riconducibile nell’alveo applicativo dell’art. 623 c.p.c. nella parte in cui quest’ultima norma ammette la possibilità di una sospensione dell’espropriazione disposta dalla legge o dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo”.

Di conseguenza, nel caso in esame, il Giudice dell’esecuzione adito ha rigettato l’istanza di sospensione della procedura esecutiva depositata in tale sede dai debitori esecutati – che avevano nel frattempo depositato domanda ai sensi della Legge 3/2012 – atteso che “non compete al G.E. sospendere la procedura esecutiva in presenza di istanze volte alla composizione della crisi da sovraindebitamento”.

Tribunale di Trani, 13 maggio 2019

Tommaso Molteni –  t.molteni@lascalaw.com

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