Sovraindebitamento e cessione di crediti futuri: quali effetti?

La sospensione delle procedure esecutive individuali in pendenza di una procedura di sovraindebitamento opera anche con riguardo alle cessioni di credito futuro a garanzia della restituzione di prestiti, quali la cessione del quinto dello stipendio.

Il contratto di cessione del quinto dello stipendio è inopponibile alla procedura di sovraindebitamento: ciò in virtù dell’assoggettamento dei rapporti di cessione di credito futuro a garanzia della restituzione dei finanziamenti all’effetto sospensivo previsto per le procedure esecutive in corso.

Nel provvedimento in commento, il Tribunale di Grosseto ha statuito come, in caso di ricorso del soggetto sovraindebitato ad una delle Procedure disciplinate dalla L. 3/2012, alla data di apertura del concorso, il creditore non possa continuare a riscuotere il quinto dello stipendio fino alla soddisfazione integrale: difatti, la natura – appunto – “concorsuale” della Procedura, che tende a ristrutturare la situazione debitoria del soggetto interessato, consente un’applicazione in via analogica delle norme previste per il fallimento, al fine di garantire il principio della “par condicio creditorum”.

D’altra parte, ritenere che il piano del consumatore non incida sui rapporti preesistenti comporterebbe una vanificazione della ratio sottesa alle procedure disciplinate dalla L. 3/2012, cui il sovraindebitato ricorre, appunto, per ripianare la propria esposizione debitoria.

L’apertura di una procedura di sovraindebitamento – nel caso di specie, di un piano del consumatore – comporta, difatti, l’effetto di sospendere le procedure esecutive e, in caso di omologazione, di estinguere le stesse, con rimodulazione dei crediti azionati. Gli effetti, rispettivamente, sospensivi e risolutivi, devono estendersi alla fattispecie di cessione di credito futuro a garanzia della restituzione di prestiti, considerato che il decreto di omologa del piano, ai sensi dell’art. 12 bis, ultimo comma, della L. 3/2012, deve essere equiparato all’atto di pignoramento.

Nel caso di specie, dunque, le contestazioni mosse dai creditori avverso l’omologa del piano del consumatore, in ordine all’intangibilità dei contratti di cessione del quinto dello stipendio, sono state ritenute infondate, per le suesposte motivazioni. Il Tribunale ha, inoltre, rigettato le doglianze concernenti l’asserita eccessiva durata del piano, segnalando l’impossibilità di aderire aprioristicamente, senza considerare le caratteristiche di ogni singola proposta di sovraindebitamento, ad uno dei due orientamenti della giurisprudenza, l’uno teso a garantire l’effettività della tutela giurisdizionale dei diritti dei consumatori sovraindebitati, l’altro rivolto a preservare il principio generale della ragionevole durata del processo.

Quanto stabilito dal Tribunale di Grosseto si pone in conformità con il dettato dell’art. 67, comma 3 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che così recita: “La proposta può prevedere anche la falcidia e la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno, salvo quanto previsto dal comma 4”.

Trib. Grosseto, 11 Novembre 2019

Francesca Giliberti – f.giliberti@lascalaw.com

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