Antiriciclaggio

Sono state emanate le disposizioni della Banca d’Italia sull’organizzazione, procedure e controlli interni ai fini antiriciclaggio

Dopo lunga gestazione (la chiusura della consultazione pubblica sulla bozza di provvedimento risale al 31 marzo 2010) la Banca d’Italia ha emanato, il 10 marzo scorso, d’intesa con la CONSOB e l’ISVAP, le tanto attese disposizioni in materia di organizzazione, procedure e controlli ai fini del contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

Il provvedimento entrerà in vigore il 1° settembre 2011 ma, tenuto conto dell’impatto applicativo che ne deriva per le banche e per gli altri intermediari interessati (società finanziarie, fiduciarie, Poste, sim, sgr, sicav, istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento …), vale la pena di considerarlo fin d’ora.

Va sottolineato, fra l’altro, che si tratta di un provvedimento ai sensi dell’art. 7, comma 2 della legge antiriciclaggio (d.lgs.231-2007) e quindi, come tale, sanzionato per l’inottemperanza ai sensi dell’art. 56 della stessa legge; inoltre, come noto, la violazione delle disposizioni emanate ai sensi del ridetto art. 7 comporta l’obbligo, in capo al Collegio Sindacale, agli altri organi di controllo aziendale e all’Organismo di Vigilanza ex d. lgs. n. 231-2001, di comunicarne senza ritardo la ricorrenza all’autorità di vigilanza di settore, pena, in difetto, l’irrogazione, a loro carico, di sanzioni penali non da poco (art. 55, comma 5 d. lgs. 231-2007).

Il provvedimento consta di 25 pagine. Dopo avere ripercorso le logiche alla base della normativa antiriciclaggio e dopo avere sottolineato che efficaci assetti organizzativi e di governo costituiscono condizione essenziale per prevenire e mitigare i fattori di rischio aziendali, Banca d’Italia si rivolge ai Vertici aziendali attribuendo loro una serie di compiti stringenti; indi dispone la necessità di una serie di strumenti di presidio fra cui l’istituzione di una apposita funzione antiriciclaggio, dotata di risorse qualitativamente e quantitativamente adeguate, nonché di un responsabile delle segnalazioni di operazioni sospette, che può anche coincidere con il responsabile della funzione di cui sopra. E’ ammessa, entro certi limiti, l’esternalizzazione. Particolare attenzione viene poi riservata alla rete distributiva e a i mediatori. Anche all’obbligo di formazione viene rimarcato fortemente. Quanto ai Gruppi si ribadisce, sostanzialmente, l’ammissibilità di una funzione antiriciclaggio centrale, nonché di un delegato di gruppo per le segnalazioni, soluzioni queste già praticate da molti gruppi bancari italiani. Vi è anche una parte finale dedicata a specifiche attività: money transfer e società fiduciarie.

Il provvedimento è preso sulla scia della pretesa di collaborazione attiva e, soprattuttio, delle logiche della diligenza organizzativa, assurta come noto a categoria giuridica, a seguito dell’emanazione del d. lgs. 231-2001. In ultima analisi, la Banca d’Italia non concede scampo ai vertici bancari i quali dovranno essere in grado di dimostrare che la portata delle misure adottate è adeguata al rischio legge antiriciclaggio (art. 20 d. lgs. 231-2007).

Almeno due passaggi innovativi sono degni di nota: il primo risiede nella previsione secondo cui il responsabile delle segnalazioni di operazioni sospette comunica l’esito delle proprie valutazioni al segnalante di 1° livello; il secondo risiede nella previsione secondo cui detto responsabile sarebbe legittimato a far conoscere alle strutture operative i nominativi dei clienti segnalati. Il punto è molto delicato in quanto la norma riguardante il divieto di comunicazione sulle segnalazioni fatte (art. 46, d. lgs. 231-2007) viene dalla legge sanzionata penalmente per l’inottemperanza (art. 55, comma 8). Presumibilmente sul punto si scatenerà un dibattito acceso.

 

(Ermanno Cappa – e.cappa@lascalaw.com)

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