Crisi e procedure concorsuali

Sono del fallito i proventi derivanti da nuove attività esercitate

Cass., 29 gennaio 2015, n. 1724 (leggi la sentenza)

Le somme ricevute dal fallito successivamente alla dichiarazione di fallimento restano nella sua disponibilità nella misura decisa dal Giudice Delegato. Qualora tale provvedimento sia assente, il fallito può utilizzare interamente la somma percepita per l’attività svolta.

In questo modo si è recentemente espressa la Corte di Cassazione nella sentenza n. 1724, depositata il 29 gennaio 2015, secondo la quale, nei casi in cui trova applicazione l‘art. 44 l.f., in riferimento a pagamenti derivanti da nuove attività svolte dal fallito successivamente alla dichiarazione di fallimento; in tali ipotesi la disciplina deve essere individuata richiamando le diverse norme di cui agli artt. 42, comma 2 e 46, comma 1, n. 2, della legge fallimentare.

Tali proventi devono, infatti, restare nella disponibilità del fallito nella misura stabilita con decreto motivato dal Giudice Delegato, tenendo conto anche delle condizioni personali e familiari del debitore, ma nel caso di assenza del predetto decreto le attività restano completamente a disposizione del fallito.

Nel caso di specie un ente pubblico effettuava un pagamento in favore di un soggetto dichiarato fallito, il quale veniva impugnato dalla curatela affinché ne fosse dichiarata l’inefficacia. Tuttavia l’attività oggetto di contesa scaturiva da prestazioni lavorative erogate dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, dunque, considerata l’assenza del decreto volto a disciplinare l’utilizzabilità delle predette attività, le somme percepite risultano essere state correttamente versate dalla P.A. in favore del fallito.

Con tali argomentazioni la Cassazione ha confermato il pagamento effettuato dall’ente pubblico, respingendo i motivi di ricorso svolti dalla curatela.

9 febbraio 2015

Luca Bettinelli – l.bettinelli@lascalaw.com

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