Danno alla società causato da terzi? Legittimo il risarcimento al socio

Se solo i sindaci avessero esercitato i loro poteri…

La Suprema Corte nella sentenza in esame ha ritenuto sussistente il nesso causale tra la condotta inerte antidoverosa dei sindaci di una società e l’illecito perpetrato dagli amministratori, ai fini della responsabilità dei primi se, con ragionamento controfattuale ipotetico, l’attivazione dei poteri sindacali avrebbe ragionevolmente evitato l’illecito, tenuto conto di tutte le possibili iniziative che il sindaco può assumere esercitando i poteri-doveri propri della carica.

Occorre premettere – sotto il profilo della condotta- che il sistema configura una duplice responsabilità in capo ai sindaci, potendo questi rispondere per fatto esclusivamente proprio, oppure per concorso omissivo con la condotta degli amministratori. Proprio la seconda fattispecie è quella che interessa nel caso di specie.

I doveri di controllo imposti ai sindaci ex artt. 2403 c.c. e ss. sono configurati con particolare ampiezza, estendendosi a tutta l’attività sociale, in funzione della tutela non solo dell’interesse dei soci, ma anche di quello, concorrente, dei creditori sociali (Cass. 24 marzo 1999, n. 2772; 28 maggio 1998, n. 5287). Tali doveri non riguardano solo il mero e formale controllo sulla documentazione messa a disposizione dagli amministratori, essendo loro conferito il potere-dovere di chiedere notizie sull’andamento generale e su specifiche operazioni, quando queste possono suscitare perplessità, per le modalità delle loro scelte o della loro esecuzione.

Il nesso causale va provato da chi agisce in responsabilità: l’inerzia è causa del danno, se, con ragionamento controfattuale ipotetico, l’attivazione lo avrebbe ragionevolmente evitato. Come è caratteristico dei fatti illeciti omissivi, occorre, per configurare la responsabilità risarcitoria, che il sindaco potesse attivarsi utilmente, laddove disponesse di poteri per contrastare l’illecito altrui.

Infatti, se è pur vero che il sindaco non risponde in modo automatico per ogni fatto dannoso aziendale in ragione della sua mera “posizione di garanzia”, si esige tuttavia, a fini dell’esonero dalla responsabilità, che abbia esercitato o tentato di esercitare l’intera gamma dei poteri istruttori ed impeditivi affidatigli dalla legge.

Quindi da un lato solo un più penetrante controllo, attuato mediante attività informative e valutative (in primo luogo, la richiesta di informazioni o di ispezione ex art. 2403-bis c.c.), può dare concreto contenuto all’obbligo di tutela degli essenziali interessi affidati al collegio sindacale, cui non è consentito di rimanere acriticamente legato e dipendente dalle scelte dell’amministratore, quando queste collidano con i doveri imposti dalla legge.

Dall’altro lato, il sindaco dovrà fare ricorso agli altri strumenti previsti dall’ordinamento, come i reiterati inviti a desistere dall’attività dannosa, la convocazione dell’assemblea ai sensi dell’art. 2406 c.c. (ove omessa dagli amministratori, o per la segnalazione all’assemblea delle irregolarità di gestione riscontrate, dunque anche ex artt. 2446 e 2447 c.c.), il ricorso al tribunale per la riduzione del capitale per perdite (ai sensi di tali disposizioni), i solleciti alla revoca delle deliberazioni assembleari o sindacali illegittime, l’impugnazione delle deliberazioni viziate, il ricorso al tribunale per la nomina dei liquidatori ex art. 2487 c.c., la denunzia al tribunale ex art. 2409 c.c. o all’autorità giudiziaria penale, ed altre simili iniziative.

Infatti, è stato rilevato che anche la semplice minaccia di ricorrere ad un’autorità esterna può costituire deterrente, sotto il profilo psicologico, al proseguimento di attività antidoverose da parte dei delegati (Cass. 29 dicembre 2017, n. 31204; Cass. 11 novembre 2010, n. 22911).

A fronte di iniziative anomale poste in essere dall’organo amministrativo di società per azioni, i sindaci hanno dunque l’obbligo di porre in essere, con tempestività, tutti gli atti necessari all’assolvimento dell’incarico con diligenza, correttezza e buona fede; in caso contrario, essi concorrono nell’illecito civile commesso dagli amministratori della società per omesso esercizio dei poteri-doveri di controllo loro attribuiti per legge.

Cass., Sez. I Civ., 12 Luglio 2019, n. 18770

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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