Marchi e brevetti

Solo contraffazione e non frode al made in italy

Cass., 20 settembre 2013, Sez. III, n. 38906 (leggi la sentenza per esteso)

Con la Sentenza n. 38906/2013, depositata il 20 settembre 2013, la Corte di Cassazione ha statuito che, ai fini della configurabilità dell’art 514 c.p. (Frodi contro le industrie nazionali), l’immissione nel mercato di un prodotto con marchio contraffatto deve recare nocumento all’intera industria nazionale.

La disposizione penale in questione, infatti, punisce con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore ad euro 516, “chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all’industria nazionale”.

Il Giudice di prime cure nel caso de quo aveva ravvisato la sussistenza degli elementi costitutivi del reato previsto dall’art. 514 c.p. nella produzione e successiva vendita a terzi, in violazione di precisi obblighi contrattuali, di ottomila camicie con marchio contraffatto in un contesto geografico specifico, tale da portare ad una contrazione delle vendite di merce anche di marchi concorrenti.

La Corte di Cassazione ha invece precisato che affinché si possa applicare l’art. 514 c.p. occorre che l’espressione “nocumento all’industria nazionale” contenuta nella norma sia intesa nel senso che “possa prospettarsi un danno all’industria nazionale, inteso come ripercussione su un singolo settore, [e che] il suddetto danno debba essere di dimensioni consistenti, tali da ingenerare, quale conseguenza, la diminuzione del volume d’affari o l’offuscamento del buon nome dell’industria nazionale o di un suo settore, facendo venir meno negli acquirenti l’affidamento sulla originalità del prodotto”.

A parere della Corte, quindi, i giudici del merito per applicare l’art. 514 c.p., avrebbero dovuto riconoscere la sussistenza di un danno all’intera economia nazionale, escludendo che tale prova possa essere dedotta dal mero dato numerico degli esemplari contraffatti (che, tutt’al più, può costituire solo uno tra i tanti indici che concorrono alla formazione della prova stessa).

In conclusione, senza la prova di un “nocumento all’industria nazionale”, dovrà escludersi l’applicazione dell’art. 514 e l’imputato potrà rispondere solo a titolo della diversa fattispecie prevista dall’art. 474 c.p. (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi) che prevede la reclusione da uno a quattro anni e la multa da euro 3.500 a euro 35.000.

Nota Bene: la Sentenza in esame assume rilevanza anche in relazione al D.Lgs. 231/2001 in tema di responsabilità amministrativa delle Società e degli Enti, dal momento che i reati di cui agli artt. 474 e 514 c.p., tra gli altri, costituiscono “reati presupposto” per l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie e delle sanzioni interdittive previste rispettivamente dagli artt. 25 bis e 25bis.1 del suddetto decreto.

(Andrea Visaggio – a.visaggio@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Mario Valentino vs. Valentino

Torniamo ad occuparci della vertenza Riva, ovvero la questione sorta in ordine al diritto d’uso de...

Marchi e brevetti

Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

È stato pubblicato il 7 aprile 2020 sulla Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale che stabilis...

Coronavirus

Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

Da tempo assistiamo al conflitto tra la celebre piattaforma di e-commerce Amazon e le grandi firme, ...

Marchi e brevetti

X