Tra incapacità ed attendibilità dei testimoni

Sollecitazione all’investimento e prospetto informativo

La Corte di Cassazione ha reso una decisione nella quale sono ribaditi, con chiarezza, gli obblighi gravanti sull’intermediario finanziario in tema di consegna del prospetto informativo, nonché i limiti applicativi dell’istituto.

Esaminando la censura relativamente alla omessa consegna del prospetto informativo, riguardo all’emissione di un prestito obbligazionario emesso da noto Gruppo Italiano, la Corte rigetta il motivo di ricorso confermando che tale obbligo è previsto nella ipotesi di sollecitazione all’investimento (art. 94 TUF) caratterizzata per essere rivolta, secondo lo schema dell’art. 1336 cod. civ., ad un numero indeterminato e indistinto di investitori.

Pertanto, tale contestazione è stata disattesa perché “costituisce ormai ius receptum di questa Corte il principio secondo cui «in tema di intermediazione finanziaria, la pubblicazione del “prospetto informativo” è prevista nelle ipotesi di sollecitazione all’investimento, ai sensi dell’art. 94, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 58 del 1998 (nel testo “ratione temporis” vigente), caratterizzate per essere l’offerta comunque rivolta, secondo lo schema dell’art. 1336 c.c., ad un numero indeterminato ed indistinto di investitori in modo uniforme e standardizzato, cioè a condizioni di tempo e prezzo predeterminati. Quando, invece, la diffusione di strumenti finanziari presso il pubblico avvenga mediante la prestazione di “servizi di investimento” (art. 1, comma 5, t.u.f.), cioè attività di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, a condizioni diverse a seconda dell’acquirente e del momento in cui l’operazione è eseguita, la tutela del cliente è affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi degli artt. 21 del d.lgs. n. 58 del 1998 e 26 ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998, anche nel caso in cui la negoziazione individuale avvenga nel periodo del cd. “grey market”, cioè prima che i titoli siano emessi ufficialmente» (Cass. n. 8733/2016)”.

Inoltre, analizzando anche gli altri motivi di ricorso, viene in rilievo la conferma da parte della Corte di Legittimità riguardo alla insussistenza della necessità di forma scritta dell’ordine di investimento, in quanto da tempo è stato chiarito come sia il solo “contratto quadro, [l’]unico atto che necessita della forma scritta ad substantiam (Cass. 28432/2011; Cass. 384/2012)”.

In conclusione, ai fini della esclusione di una responsabilità risarcitoria conseguente al preteso inadempimento informativo, la Corte riconosce che “le informazioni che si assumono omesse, relative alla natura del prodotto finanziario, non avrebbero potuto avere ad oggetto un rischio di default del titolo, tenuto conto del momento in cui era avvenuto l’acquisto, e che la Banca avesse, altresì, documentalmente provato che le notizie a sua disposizione, all’epoca dell’investimento (31/10/2000), non lasciavano presagire, a distanza di oltre due anni, il default del gruppo […]”.

Cass., Sez I Civ., 19 novembre 2018, n. 29736

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Tra incapacità ed attendibilità dei testimoni

Nell’ambito del contenzioso inerente la prestazione dei servizi di investimento, l’onere della p...

Contenzioso finanziario

Derivati finanziari, tra collegamento funzionale e causa di copertura

Si torna a discutere di derivati finanziari e, nello specifico, in due recenti precedenti di merito,...

Contenzioso finanziario

Allega bene l’inadempimento, altrimenti niente risarcimento

Un tema d’attualità, stando alle letture di recenti decisioni della Suprema Corte, è quello dell...

Contenzioso finanziario