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Soddisfatti o… soddisfatti. Il caso degli sposi che non hanno pagato il conto del ricevimento nuziale

Due sposi, delusi dal pranzo di nozze, decidevano di non pagare il ristoratore. La Corte di Cassazione ha dato ragione agli sposi confermando la decisione del Giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo.

Nel caso di specie, due sposi decidevano di trascorrere i festeggiamenti nel giorno del loro matrimonio presso un agriturismo. Durante il ricevimento però qualcosa andava storto al punto che i due novelli sposi decidevano di non procedere al pagamento.

Il ristoratore, al fine di ottenere il prezzo del ricevimento, presentava ricorso per decreto ingiuntivo avanti al Giudice di Pace ottenendone l’emissione. Avverso il decreto gli sposi proponevano opposizione che veniva accolta. La sentenza favorevole agli sposi veniva confermata anche dal Tribunale in qualità di Giudice di secondo grado.

Il ristoratore, nella piena convinzione delle proprie ragioni, proponeva ricorso in Cassazione sulla base di due motivazioni principali mentre gli sposi non si costituivano.

Col primo motivo parte ricorrente lamentava che il Tribunale si sarebbe limitato ad affermare che, in primo grado, gli sposi avevano eccepito l’inesatto adempimento del ristoratore e allegato molteplici difformità delle prestazioni da quest’ultimo eseguite rispetto a quelle dovute mentre il ristoratore non avrebbe dato prova del suo esatto adempimento. Al contrario, quest’ultimo sostiene di aver fornito la prova dell’esattezza e della correttezza del suo adempimento, sia attraverso le risposte date degli odierni intimati in sede di interrogatorio formale sia per quanto riferito da ulteriore testimone in sede di escussione testimoniale.

In punto di diritto, secondo parte ricorrente, nel percorso motivazionale del Tribunale mancherebbero tanto il giudizio di comparazione in ordine al comportamento di entrambe le parti volto “a stabilire quale di esse fosse responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti e, conseguentemente, causa del comportamento della controparte e dell’alterazione del sinallagma”, quanto il giudizio di proporzionalità tra le prestazioni rispetto alla funzione economico-sociale del contratto.

Col secondo motivo, il ricorrente sosteneva che dall’istruttoria espletata in primo grado sarebbe emersa la fondatezza delle domande da lui proposte in sede monitoria e, al contrario, l’infondatezza delle domande ed eccezioni avversarie.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 3009/21, sez. VI Civile, ritenendo inammissibili i motivi di ricorso, ricordava il principio di diritto per cui nei contratti con prestazioni corrispettive, in caso di inadempienze reciproche, “è necessario comparare il comportamento di ambo le parti per stabilire quale di esse, con riferimento ai rispettivi interessi ed alla oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle trasgressioni maggiormente rilevanti ed abbia causato il comportamento della controparte nonché della conseguente alterazione del sinallagma”.

Tale accertamento, sottolinea la Cassazione, rientra nei poteri del giudice di merito ed è insindacabile, quando adeguatamente motivato come nel caso di specie, in sede di legittimità.

In conclusione, secondo quanto rilevato dalla Suprema Corte, i mezzi di scrutinio proposti dal ricorrente mirano ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito non consentita in sede di legittimità in aggiunta al fatto che non è stato neppure indicato il fatto storico di cui si sarebbe omessa la valutazione da parte del Tribunale, atteso che agli effetti dell’art. 360 co. 1 n. 5, c.p.c., costituisce un “fatto” non una “questione” od un “punto”, ma un vero e proprio “fatto” in senso storico e normativo, un preciso accadimento ovvero una precisa circostanza naturalistica.

Per questi motivi, la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

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Il caso degli sposi che non hanno pagato il conto del ricevimento nuziale

Cass., Sez. VI, 9 febbraio 2021, n. 3009

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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