L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Il socio non deve attendere l’inerzia degli amministratori per convocare l’assemblea

Il disposto del primo e del quarto comma dell’art. 2479 c.c. abilitano qualsiasi socio – che detenga almeno un terzo del capitale sociale – a convocare l’assemblea soci perché si pronunci su argomenti ritenuti rilevanti; ciò anche nel caso in cui lo statuto demandi all’organo amministrativo la convocazione assembleare e senza dover dimostrare l’inerzia dell’organo gestorio medesimo.

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 2253 del 3 marzo 2020 ha ribadito che “le disposizioni di cui all’art. 2479, commi 1 e 4, c.c. costituiscono regole legali di garanzia inderogabile, e che il rinvio previsto dall’art. 2479 bis, comma 1, c.c. all’atto costitutivo per la disciplina dei <modi di convocazione dell’assemblea> va piuttosto riferito alle sole modalità di convocazione in senso stretto, in quanto destinate ad assicurare la tempestiva comunicazione degli argomenti da trattare (mezzo di comunicazione, termini, ecc.), come denotato dalla disciplina contenuta nella seconda parte dello stesso primo comma, che regola appunto tali strette modalità per l’ipotesi di silenzio dell’atto costitutivo”.

In buona sostanza, la clausola statutaria che conferisca all’organo amministrativo il potere di convocare l’assemblea soci non può precludere l’applicazione della norma di garanzia inderogabile di cui all’art. 2479, comma 1, c.c.; diversamente, il socio non amministratore sarebbe “ostaggio” dell’organo amministrativo e dipenderebbe dalla tempestività o inerzia dello stesso vedendosi limitare e pregiudicare il diritto di discutere e fare deliberare all’assemblea soci materie che lo stesso ritiene rilevanti per l’andamento  sociale.

L’unico limite è la partecipazione al capitale sociale, che deve essere almeno pari ad 1/3 dello stesso, ed il rispetto delle formalità di convocazione previste dallo statuto.

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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