Società trasferisce la sede all’estero ma non “scampa” al fallimento

La società costituita in Italia che decide di trasferire la propria sede legale all’estero con lo scopo di sottrarsi ad una possibile dichiarazione di fallimento, rimane assoggettata sia alla giurisdizione italiana sia alla disciplina concorsuale nazionale.

Il caso in questione vede protagonista una società italiana che, consapevole del proprio stato di crisi e incapace di ripianare i propri debiti, decide di trasferire la propria sede legale in Spagna nel tentativo di sottrarsi all’inevitabile dichiarazione di fallimento. Tale sforzo, tuttavia, risulta vano poiché il Tribunale di Padova, su ricorso dei creditori, afferma la giurisdizione in capo al giudice italiano, sulla base di consolidati principi comunitari nonché nazionali.

Infatti, come da regolamento comunitario in materia, sono competenti ad aprire la procedura di insolvenza i giudici dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ritiene si possa presumere quale centro degli interessi di una società debitrice il luogo dell’amministrazione principale della stessa, determinato sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi. Pertanto, tale presunzione può essere superata qualora sia possibile stabilire che il centro effettivo di direzione, gestione e controllo della società risulti concentrato presso uno Stato membro diverso rispetto a quello in cui la società ha formalmente la propria sede legale.

La Cassazione, inoltre, ritiene sussistente la giurisdizione del giudice italiano nel caso in cui il trasferimento della sede all’estero risulti preordinato a sottrarre la società al rischio di una possibile imminente dichiarazione di fallimento. La Suprema Corte, in particolare, specifica gli indici sintomatici della fittizietà del trasferimento, quali ad esempio: il non effettivo esercizio di attività imprenditoriale nella nuova sede; la realizzazione del trasferimento in una data vicina alla presentazione dell’istanza di fallimento e, dunque, quando la situazione di insolvenza sia già ampiamente in atto; la difficoltà di notificare l’istanza di fallimento presso la sede legale; l’esclusiva collocazione in Italia dei creditori; la scadenza dei crediti azionati anteriore al trasferimento.

Dal momento che la società in questione presenta tutte le circostanze sopra descritte, il Tribunale italiano, affermata la propria giurisdizione e ricorrendo tutti i requisiti previsti, accoglie il ricorso dei creditori e dichiara il fallimento della società con sede legale in Spagna, applicando il principio giurisprudenziale secondo cui “il trasferimento della sede legale della società al di fuori del territorio italiano, a cui non faccia seguito – presso il medesimo domicilio – l’effettivo esercizio dell’attività economica, ovvero lo spostamento del centro di interessi, comporta l’assoggettamento dell’impresa insolvente alla disciplina concorsuale nazionale”.

Trib. Padova, 15 ottobre 2015

23 marzo 2016

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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