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Società a responsabilità limitata e convocazione dell’assemblea da parte dei soci

Il caso specifico che è stato sottoposto all’attenzione della Suprema Corte è quello di un ex amministratore unico di società a responsabilità limitata che, a seguito della pronuncia di rigetto da parte del giudice di merito rispetto alla richiesta di declaratoria di invalidità della delibera con cui era stato revocato dalla carica per essere stata l’assemblea convocata direttamente dal socio di maggioranza, proponeva ricorso straordinario per cassazione lamentando la violazione dell’art. 2479 c.c. in relazione alla convocazione di detta adunanza.

A tal riguardo, giova evidenziare come la tematica sottesa al caso di specie sia stata valutata di particolare rilevanza proprio dalla Corte di Cassazione medesima che, infatti, nonostante l’inammissibilità del ricorso presentato, ha comunque ritenuto di avvalersi della facoltà alla stessa riconosciuta dall’art. 363, coma 3, c.p.c. e quindi di pronunciarsi al solo fine di affermare d’ufficio un principio di diritto.

Invero, con la sentenza in commento, la Corte di legittimità ha colto l’occasione per ribadire come si debba ritenere non applicabile, in via analogica, alle società a responsabilità limitata, la disciplina dettata dall’art. 2367 c.c. per le società per azioni. Questo perchè – evidenziano gli Ermellini – con la riforma operata nel 2003, il legislatore non solo ha voluto differenziare espressamente la disciplina applicabile ai due tipi societari eliminando espressamente qualsivoglia rimando suppletivo, ma ha voluto configurare la S.r.l. come un modello elastico, valorizzando i profili di carattere personale presenti soprattutto nelle piccole e medie imprese, cui tale forma sociale è connaturale; con accentuati margini di disponibilità delle norme, ammissive di soluzioni organizzative proprie delle società di persone, per via statutaria. Centrale nella S.r.l. è divenuto, dunque, il ruolo del socio, al quale spettano anche poteri prima riservati in via esclusiva all’amministrazione.

Esclusa quindi l’applicabilità analogica dell’art. 2367 c.c. alle s.r.l., ma considerato altresì come tale esclusione potrebbe condurre ad una paralisi della vita societaria ove, ad esempio, la richiesta di convocazione da parte di una maggioranza qualificata dei soci incontrasse l’inerzia ostruzionistica dell’amministratore (ad esempio perché – come nel caso di nella specie – direttamente controinteressato alla proposta di revoca portata dall’ordine del giorno), la Suprema Corte è andata alla ricerca di una soluzione alternativa – fondata sull’autointegrazione della disciplina del tipo societario – che possa rappresentare un giusto contemperamento degli interessi.

In tale contesto, quindi, tenuto conto della struttura intrinseca della società a responsabilità limitata (così come immaginata dal legislatore della novella del 2003) e, in particolare, della centralità che – in detto tipo societario – viene riconosciuta alla figura del socio, il meccanismo alternativo convalidato dai giudici di legittimità con la sentenza in commento è quello individuato nel riconoscere il potere di convocare l’assemblea al socio che sia titolare di almeno un terzo del capitale sociale.

Cass., Sez. I, 25 maggio 2016, n. 10821 (leggi la sentenza)

Giada Salvini g.salvini@lascalaw.com

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