Società di persone e soci illimitatamente responsabili: stessa crisi, stesso accordo!

Nell’ambito dell’accordo di composizione della crisi è proponibile una procedura congiunta da parte della società di persone e del socio illimitatamente responsabile.

Una società di persone ed un socio illimitatamente responsabile possono accedere ad un’unica procedura di accordo di composizione della crisi. Tale principio, sancito dal Tribunale di La Spezia con il provvedimento in commento, è correlato al regime patrimoniale delle società di persone, caratterizzato dalla c.d. “autonomia patrimoniale imperfetta”, per cui i soci sono debitori solidali delle obbligazioni contratte dalla società nell’esercizio dell’oggetto sociale.

Tale possibilità non inficia in alcun modo le probabilità di soddisfacimento del ceto creditorio che, quand’anche fossero promosse procedure separate, concorrerebbe nella massa passiva insieme agli stessi creditori (in quanto comuni ai debitori) ed avrebbe a disposizione il medesimo attivo.

Orbene, potrebbe darsi che il socio illimitatamente responsabile abbia contratto debiti in proprio, e che quindi ci siano “creditori particolari” di uno dei due soggetti aventi accesso alla procedura di sovraindebitamento; non potrebbero esserci, invece, creditori particolari della società, dal momento che i debiti della società sono anche debiti del socio.

Detta circostanza potrebbe costituire un indebito vantaggio a danno dei creditori comuni del socio e della società, perché di fatto i creditori particolari del socio potrebbero soddisfarsi con un attivo maggiore rispetto al caso in cui le procedure di sovraindebitamenento fossero state incardinate separatamente.

Sul punto, il Tribunale specifica come, in realtà, questa imparità è superabile subordinando la disponibilità sostanziale dell’attivo rispetto ai creditori particolari alla previa distribuzione dell’attivo agli altri creditori e la disponibilità processuale dell’attivo per i creditori particolari alla preventiva votazione della proposta in ordine alla distribuzione dello stesso.

Premesso quanto sopra in ordine all’ammissibilità della proposizione di una procedura di sovraindebitamento congiunta di società di persone e rispettivi soci illimitatamente responsabili, il Tribunale delinea alcuni criteri per poter individuare quale sia il foro competente.

In particolare, nel caso in cui la residenza del socio illimitatamente responsabile e la sede legale della società di persone siano ubicate nell’ambito di circondari di Tribunali differenti, l’applicazione in via analogica della disciplina del codice di procedura civile in punto di competenza per connessione (cfr art. 40 c.p.c.) comporta la competenza territoriale del Tribunale nel cui circondario ha la sede legale o la residenza il sovra-indebitato gravato dalla maggiore esposizione debitoria.

A seguire, esaminando l’applicazione del dettato dell’art. 7, comma 2 lett. b) L. 3/2012 alla fattispecie che ci occupa, viene precisato come – volendo il legislatore evitare un ricorso abusivo alle procedure di composizione della crisi – la preclusione all’accesso alle procedure di sovraindebitamento rispetto al soggetto che nei cinque anni precedenti abbia già beneficiato degli effetti finali di altra procedura non operi nel caso in cui la precedente proposta sia stata dichiarata inammissibile o improcedibile o, in ogni caso, non sia stata omologata.

Infine, il Tribunale è intervenuto a precisare come sia ammissibile, prima del deposito di una proposta, la conclusione di un accollo liberatorio tra sovraindebitato, terzo garante e creditori: in tale circostanza, i creditori rimarrebbero, difatti, estranei alla procedura e pertanto – nel caso in cui il terzo garante o il sovraindebitato diventino inadempienti –  potrebbero rivalersi soltanto nei confronti del terzo garante (accollante) o del sovra-indebitato (accollato), non avendo invece facoltà di chiedere la risoluzione dell’accordo omologato.

Per converso, è stato statuito che non è possibile prevedere, in sede di proposta di accordo di composizione della crisi, l’accollo liberatorio in capo al terzo garante di parte di creditori ammessi al voto. Difatti, il voto negativo anche solo di uno di tali creditori accollatari impedirebbe l’accollo liberatorio e l’approvazione della proposta, e ciò sarebbe incompatibile con il disposto dell’art. 11, comma 2 L. 3/2012 e con il principio della par condicio creditorum.

Trib. La Spezia, 30 Ottobre 2018

Francesca Giliberti – f.giliberti@lascalaw.com

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