Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Società in liquidazione e postergazione dei finanziamenti soci

Il tema attorno al quale verte la sentenza in commento è quello rappresentato dall’ambito di applicazione dell’art. 2467 Cod. Civ. ai finanziamenti concessi dai soci alla società e, quindi, alla loro eventuale qualificazione quale finanziamento “postergato”.

Nel caso di specie, una società creditrice di una s.r.l. (che successivamente all’insorgere del credito dell’attrice era stata posta in liquidazione volontaria), conveniva dinnanzi al Tribunale di Milano il liquidatore ed il socio della stessa affinché – accertata la responsabilità personale e solidale dei convenuti per aver violato gli artt. 2467 e 2423 c.c.. – venissero condannati al risarcimento del danno subito dall’attrice, pari al credito insoddisfatto dell’attrice.

Ciò in quanto, secondo quanto dedotto dalla creditrice sociale, nel corso dell’esercizio sarebbe stato rimborsato il credito del socio (attraverso la datio in solutum di un marchio non registrato in proprietà della società), mentre dall’esame del bilancio di liquidazione della società, non sarebbe stata fatta alcuna menzione al suo credito.

Il collegio giudicante, al fine di pronunciarsi sulla richiesta formulata dall’attrice, coglie in primis l’occasione per ricordare come la prassi del finanziamento della società attraverso il prestito dei soci non ponga di per se stessa alcuna problematica, se non in presenza di uno squilibrio finanziario della società. Come chiaramente espresso dal comma 1 dell’art. 2467 cc, infatti,  la postergazione del credito “è circoscritta alle sole ipotesi di finanziamenti realizzati nelle circostanze anomale postulate dal secondo comma della norma e viceversa non si estende ai finanziamenti dei soci concessi in condizioni “fisiologiche”, non rilevando eventuali successivi peggioramenti della situazione patrimoniale della società“.

I giudici meneghini proseguono quindi precisando che inoltre, la parte che ha interesse a far valere la postergazione, è gravata dell’onere di provare che il finanziamento è stato concesso “in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento“.

Nel caso che qui ci interessa, tuttavia, parte attrice non solo non risultava aver provato la sussistenza dei presupposti in base al quale il finanziamento rimborsato avrebbe dovuto essere qualificato come postergato, ma il marchio oggetto di datio in solutum era addirittura risultato privo di valore commerciale e ceduto al socio a soddisfazione del suo credito ad un valore nettamente più alto di quello di mercato, all’evidente solo scopo di eliminare la posta passiva dal bilancio sociale.

Alla luce di tutto quanto sopra, quindi, il Tribunale di Milano, non ritenendo sussistenti i presupposti della postergazione del finanziamento in questione, né avendo riscontrato profili di colpa nell’agire del liquidatore, né danno risarcibile conseguente al suo comportamento, rigettava tutte le domanda attoree.

Trib. Milano, 13 ottobre 2016, n.11243 (leggi la sentenza)

Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com

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