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Società cooperativa per azioni: è legittimo un consiglio di gestione composto solo da non soci?

Il Consiglio Notarile di Firenze, con la massima 64/2016, si è espresso chiarendo l’ammissibilità nelle società cooperative di un consiglio di gestione composto da solo soggetti terzi non soci.

In particolare il Notariato fiorentino stabilisce che “Nelle società cooperative rette dalla disciplina delle società per azioni che abbiano adottato il sistema dualistico non trova applicazione il limite stabilito all’art. 2542 comma 2 c.c., ai sensi del quale “la maggioranza degli amministratori è scelta tra i soci cooperatori ovvero tra le persone indicate dai soci cooperatori persone giuridiche”. Lo statuto della società cooperativa per azioni che abbia adottato il sistema dualistico può pertanto prevedere che il consiglio di gestione sia composto, anche per intero, da soggetti diversi dai soci cooperatori.”

A sostegno di tale tesi sono stati portati diversi argomenti.

In prima battuta è stato evidenziato come la ratio a fondamento dell’art. 2542, comma 2, c.c. sia da reperire nel bilanciamento tra due esigenze: da un alto, quella di garantire il carattere manageriale dell’organo amministrativo volto ad agevolare l’apertura verso l’esterno della cooperativa e, dall’altro, promuovere la partecipazione attiva dei soci, elemento tipico della struttura mutualistica.

A ben vedere infatti nel sistema tradizionale l’assemblea dei soci è sostanzialmente priva di poteri di intervento e/o indirizzo sul consiglio di amministrazione.

Diversamente, le funzioni del consiglio di sorveglianza, nonché la dialettica fra tale organo e il consiglio di gestione, fanno propendere per la legittimità di un consiglio di gestione composto da soggetti terzi. “Giova infatti ricordare che il consiglio di sorveglianza, che – come detto – è composto in maggioranza da componenti scelti fra i soci cooperatori, è titolare di poteri originari di alta amministrazione (nomina e revoca degli amministratori, approvazione del bilancio) e può svolgere anche la funzione di indirizzo strategico dell’impresa ex art. 2409 terdecies, lettera f bis), c.c.”.

Ma non solo.

I suoi componenti possono partecipare alle riunioni del consiglio di gestione come previsto dall’art. 2409 terdecies, ultimo comma, c.c., compiendo così una costante verifica sull’andamento della gestione sociale.

Da ultimo il Consiglio Notarile di Firenze osserva come il carattere letterale dell’art. 2542 c.c. evidenzi come questa si rivolga all’organo amministrativo proprio del sistema di governance tradizionale, mentre la disciplina del sistema dualistico trova albergo in altre disposizioni, e precisamente quelle contenute nell’art. 2544 c.c. rubricato “sistemi di amministrazione”.

Da ciò il Notariato conclude che, data l’assenza di un rinvio alla norma de qua da parte della disciplina dettata per il consiglio di gestione trovi applicazione, per il tramite dell’art. 2519, comma 2, c.c., la disciplina della S.p.A. in quanto compatibile. Disciplina nel cui ambito non è dato ravvisare alcun limite in ordine alla composizione qualitativa del consiglio di gestione ma tutt’altro: l’art. 2409 novies, comma 2, c.c. stabilisce che tale organo sia “costituito di un numero di componenti anche non soci non inferiore a due”.

Consiglio Notarile di Firenze, massima 64 del 2016

Matteo Marciano – m.marciano@lascalaw.com

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