La rivincita del promissario acquirente

Sinistro stradale e capacità di lavoro: come provare e quantificare il danno

In caso di lesioni derivanti da un sinistro stradale è spesso difficile per il giudice stabilire la misura esatta del risarcimento, soprattutto laddove l’incidente mini la capacità di lavoro subita dal danneggiato. Al riguardo rileva l’ordinanza n. 24209/2019, con la quale la Cassazione ha affrontato due tematiche strettamente legate al danno patrimoniale futuro e specificamente afferenti all’onere della prova da un lato e ai criteri di quantificazione dall’altro.

Il caso posto al vaglio della Suprema Corte trae origine da un sinistro stradale nel quale un uomo, urtato da un autoarticolato mentre si recava al lavoro, aveva riportato un’invalidità del 55% e una conseguente riduzione della capacità lavorativa, per la quale aveva ricevuto dall’INAIL le provvidenze di legge. Surrogandosi al danneggiato, l’istituto previdenziale aveva convenuto dinanzi al Tribunale competente il conducente del mezzo unitamente al fallimento della società proprietaria dell’autoarticolato. Nell’accertare l’esclusiva responsabilità del conducente dell’autoarticolato, il Tribunale aveva condannato i convenuti a corrispondere a favore dell’attore tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali in relazione all’invalidità permanente accertata.

A parziale riforma della pronuncia del giudice di primo grado, la Corte d’appello aveva invece ritenuto che non risultasse provato il decremento reddituale subito dal soggetto coinvolto e, dunque, non vi fossero i presupposti per il riconoscimento di un danno patrimoniale da incapacità lavorativa specifica. Ripercorrendo i percorsi motivazionali dei precedenti giudici e gli orientamenti giurisprudenziali pregressi, la Cassazione ha dunque colto l’occasione per chiarire che, quanto all’onere della prova, il danno patrimoniale futuro, derivante da lesioni personali, va valutato su base prognostica ed il danneggiato può avvalersi anche di presunzioni semplici, sicché, provata la riduzione della capacità di lavoro specifica, se essa non rientra tra i postumi permanenti di piccola entità, è possibile presumere, salvo prova contraria, che anche la capacità di guadagno risulti ridotta nella sua proiezione futura – non necessariamente in modo proporzionale – qualora la vittima già svolga un’attività lavorativa”.

Quanto alla quantificazione del danno e alle specifiche modalità di calcolo, la Cassazione ha invece evidenziato che la valutazione secondo il prudente apprezzamento del magistrato di cui all’art. 1226 del codice civile può operare solo laddove la liquidazione del danno non possa essere provata nel suo preciso ammontare “situazione che, di norma, non ricorre quando la vittima continui a lavorare e produrre reddito e, dunque, può dimostrare di quanto quest’ultimo sia diminuito”.

Dunque, solo “ove risulti che la vittima, dopo l’incidente, sia totalmente incapace di attendere ad altre occupazioni, ed abbia dato prova della misura dei redditi percepiti fino alla data dell’incidente, è compito del giudice di merito, ricorrendo alle presunzioni ed al criterio equitativo, determinare la sussistenza del danno patrimoniale subito”.

Ritenendo che la sentenza impugnata non avesse preso in debita considerazione la documentazione prodotta dal danneggiato, la Cassazione ha dunque rinviato il riesame della controversia alla Corte d’appello territorialmente competente, invitandola ad attenersi ai principi di diritto formulati.

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato anche in “Studente investito, nessun risarcimento per perdita di chances lavorative

Cass., Sez. III Civ., 30 settembre 2019, ordinanza n. 24209

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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