Crisi e procedure concorsuali

Simulazione relativa: limiti probatori – ammissibilità dell’interrogatorio formale

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 18079/13 del 25 luglio scorso, ha avuto modo di esaminare  l’istituto della simulazione (in particolare quella relativa) e di prendere posizione sui limiti in ordine alla prova dell’accordo simulato.

Nella fattispecie concreta posta all’esame della Suprema Corte un istituto di credito otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti di un proprio correntista per scoperto di conto corrente.

Questi si opponeva all’ingiunzione affermando che, in realtà, vi era un accordo simulatorio con la banca tale per cui la sua posizione di correntista serviva solo per mascherare una società in stato di decozione in favore della quale la banca non avrebbe potuto concedere alcun finanziamento.

Si trattava, dunque, di ipotesi di simulazione relativa sul lato soggettivo, attraverso la quale l’ingiunto figurava beneficiario dei finanziamenti, con l’intesa che la sua firma sarebbe stata soltanto di “favore”, senza comportare alcun obbligo nei confronti della banca.

Il Tribunale e la Corte d’Appello respingevano l’opposizione, giudicando inammissibili le prove orali (per testi e per interrogatorio formale) dedotte dall’ingiunto poichè in contrasto con gli articoli 1417 c.c., 2722  e 2724 c.c.

Ad avviso della Corte d’Appello, infatti, la prova per interrogatorio formale richiesta dal debitore e volta a far confessare al legale rappresentante della banca l’esistenza del contratto dissimulato, era da ritenersi inammissibile dal momento che questi non avrebbe mai potuto avere conoscenza diretta della simulazione. (soprattutto in considerazione del fatto che il debitore aveva affermato che tale accordo era intervenuto con alcuni funzionari della banca).

Secondo la Corte, poi, l’opposizione era comunque da respingere in quanto la parte non aveva fornito la prova scritta (nè si poteva desumere dal contratto simulato), tanto più che per la tipologia di contratto oggetto della controversia (cioè i contratti bancari) il T.U.B. prevede addirittura la forma scritta ad substantiam (art. 117 e 127).

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, supera le argomentazioni della Corte, ribaltando totalmente le decisioni adottate nei precedenti gradi di giudizio.

Per ciò che concerne la nullità del contratto bancario per mancanza di forma scritta, la Corte ritiene che gli artt. 117 e 127 T.U.B. abbiano previsto una nullità c.d. di protezione, tale per cui la stessa può essere sollevata solo dal cliente dell’istituto di credito (generalmente inteso, non solo il consumatore).

Da un simile regime di tutela e garanzia (di protezione per il contraente debole) del cliente (contraente debole) discende, ad avviso della Corte, l’impossibilità che della mancanza di forma scritta possa giovarsi proprio la banca (cioè il contraente forte) che nell’ambito del giudizio si era opposta all’interrogatorio.

Da quanto sopra discende, secondo la Suprema Corte, che, quando non si applica il regime rigoroso della forma scritta ad substantiam, le limitazioni di cui all’art. 1417 c.c. non possono riferirsi all’interrogatorio formale, ma solo alla prova testimoniale e per presunzioni.

La Corte, pertanto, sconfessa anche la tesi secondo la quale l’interrogatorio del legale rappresentante non sarebbe stato ammissibile perché non avrebbe potuto avere conoscenza diretta dell’accordo simulatorio.

Ciò che rileva per tale tipo di prova orale, infatti, non è la diretta percezione o conoscenza delle circostanze, bensì il riconoscimento della simulazione da parte dell’istituto di credito.

L’interrogatorio formale mira, infatti, a provocare la confessione della parte in causa, non rilevando la diretta conoscenza del fatto.

(Laura Martone – l.martone@lascalaw.com)

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