L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Si compensa solo ciò che si motiva

La Suprema Corte si è espressa di recente in tema di compensazione delle spese legali, ponendo di fatto un “limite” di carattere normativo alla discrezionalità del Giudice.

Il caso in esame muove le sue premesse da un’opposizione a precetto, con il quale veniva intimata la restituzione del prezzo di una compravendita immobiliare, risoltasi a causa della impossibilità sopravvenuta. All’esito di tale giudizio le rimostranze dell’opponente venivano accolte e di conseguenza parte resistente veniva condannata al pagamento delle spese processuali.

Pertanto il soccombente in primo grado ricorreva in appello, ritenendo che il Giudice di primo grado avrebbe dovuto compensare le spese processuali condannando l’appellata al pagamento delle stesse.

I giudici d’Appello accoglievano l’impugnazione in relazione all’omessa compensazione delle spese, sostenendo a fondamento delle proprie ragioni che “la complessità e pluralità delle questioni sostanziali e processuali fosse idonea ad incidere sull’esatta conoscibilità a priori delle rispettive ragioni delle parti”.

Così parte vittoriosa in primo grado adiva la Corte di Cassazione, lamentando che era stata totalmente vincente nel merito e che non sussisteva alcuna ragione per compensare le spese, non essendo neppure esplicate quali fossero le gravi ed eccezionali ragioni che giustificavano la decisione deliberata dall’appello.

La Cassazione sul punto ha precisato che il giudice deve consentire l’individuazione delle questioni la cui complessità giustificherebbe l’esercizio del potere di compensare le spese di lite, e si giustificherebbe una compensazione solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione della decisione. Infatti la complessità e  la pluralità delle questioni trattate non costituiscono gravi ragioni e, tuttalpiù, rappresentano un elemento valutabile in sede di liquidazione delle spese in favore della parte vittoriosa.

Cass., Sez. VI Civile – 3, 25 settembre 2018, ordinanza n. 22598

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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