Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Sì alla liquidazione giudiziale del singolo comparto di un fondo comune di investimento

L’ha ribadito la sezione fallimentare del Tribunale di Milano con la sentenza n. 1824 del 5 dicembre scorso.

In particolare, i giudici meneghini hanno ritenuto ammissibile la richiesta, avanzata da una SGR, di porre in liquidazione il singolo comparto e non l’intero fondo multicomparto, a fronte di uno stato di crisi che non compromette la situazione economico patrimoniale degli altri comparti raggruppati nel fondo stesso.

Infatti la disciplina dell’art. 57, comma 6 bis del TUF, relativa alla messa in liquidazione giudiziale di un fondo di investimento, si riferisce ad una nozione di “fondo comune”  che ricomprende in sé tanto il fondo comune di investimento monocomparto quanto il singolo comparto di un fondo multi comparto.

A sostegno di ciò il Tribunale ha richiamato l’art. 36, comma 4 del TUF, il quale afferma l’autonomia patrimoniale di ciascun fondo comune di investimento e di ciascun comparto del fondo stesso. Si tratterebbe, infatti, in entrambi i casi di patrimoni distinti ed autonomi rispetto al patrimonio della SGR, di ciascun partecipante nonché di ogni altro patrimonio gestito dalla medesima società.

Pertanto, la circostanza che un comparto non possa contare su linee di finanziamento o su mezzi propri, per far fronte ai debiti scaduti e agli oneri di gestione, lo esporrebbe al pericolo di atti preferenziali o all’acquisizione da parte di taluni creditori di titoli di preferenza in danno di altri, con il rischio di pregiudizio della par condicio creditorum cui è funzionale il già citato art. 57, comma 6 del TUF.

Peraltro si segnala che, sempre a norma del comma 6 bis dell’art. 57 TUF, qualora “il fondo o il comparto sia privo di risorse liquide o queste siano stimate dai liquidatori insufficienti a soddisfare i crediti in prededuzione fino alla chiusura della liquidazione, i liquidatori pagano, con priorità rispetto a tutti gli altri crediti prededucibili, le spese necessarie per il funzionamento della liquidazione, le indennità e le spese per lo svolgimento dell’incarico dei liquidatori, le spese per l’accertamento del passivo, per la conservazione e il realizzo dell’attivo, per l’esecuzione di riparti e restituzioni e per la chiusura della liquidazione stessa, utilizzando dapprima le risorse liquide eventualmente disponibili della liquidazione, e poi le somme messe a disposizione della società di gestione del risparmio che gestisce il fondo o il comparto, somme che restano a carico della società stessa”, lasciando intendere l’irripetibilità della somma alla SGR nell’ambito dei riparti.

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano ha, quindi, riconosciuto – seppur in modo non esplicito – la natura concorsuale della procedura di liquidazione del fondo, così allineandosi alla dottrina prevalente in materia.

Tribunale di Milano, 5 dicembre 2016, n. 1824

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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