Diritto Processuale Civile

Si al pignoramento del “quinto” calcolato sull’intero trattamento pensionistico dell’esecutato, se non si “intacca” il c.d. “trattamento minimo”

Trib. Firenze, 30 marzo 2013, n. 1119

La sentenza in commento, emessa dal Tribunale di Firenze ed ottenuta dallo Studio La Scala nell’interesse di un proprio cliente istituzionale, ha tracciato un importante spartiacque – fornendo al contempo un’interessante interpretazione – del “limite” pratico del pignoramento in caso di esecuzione presso terzi nei confronti dell’Ente pensionistico.

Il caso in discorso, certamente semplice e di scuola ma di sicura rilevanza pratica, nasceva dalla sottoposizione a vincolo pignoratizio della quota di Legge del trattamento pensionistico di una controparte persona fisica.

In sintesi, la società patrocinata dallo Studio, all’esito dell’udienza ex art. 547 c.p.c., si vedeva assegnare dal G.E. la somma di 1/5 sulla pensione già decurtata dell’importo c.d. di “trattamento minimo”.

Bene è precisare che la pensione oggetto di vincolo non era di importo trascurabile.

Del che, la ricorrente non condividendo il criterio di assegnazione posto dal Magistrato alla base dell’ordinanza, spiegava la propria opposizione ex art. 617 c.p.c..

A suffragio dell’impugnazione, l’opponente deduceva che, pur non volendosi sottrarre al dettato di cui alla nota sentenza della Corte Costituzionale n. 506/2002, nei trattamenti pensionistici  che – come nel caso oggetto di contesa –  era d’importo superiore a quello minimo, il quinto si ritiene debba calcolarsi sull’intero ammontare della pensione se, detraendo il “trattamento minimo” dall’importo totale, è fatta salva quella soglia indicata dalla costante giurisprudenza nell’importo stabilito dall’art. 10, L. n. 218/1952 e successive modifiche (“minimo vitale”).

In buona sostanza, si concludeva chiedendo l’assegnazione del quinto calcolato sull’importo netto della pensione erogata alla controparte.

Il Tribunale Fiorentino, in accoglimento dell’opposizione spiegata dalla ricorrente ed argomentando puntigliosamente nel merito la questione, riteneva che l’art. 69 della Legge n.153/69, pur non espressamente dettato in materia di pignoramento, dettava comunque il limite di impignorabilità della pensione, “essendo innegabilmente conforme ad una interpretazione costituzionalmente orientata che il limite alla cessione volontaria possa e debba essere anche il limite entro cui un creditore possa soddisfarsi coattivamente su di essa”.

Tale norma, proseguiva tuttavia il Magistrato, “disponendo che il trattamento minimo non può essere in alcun modo intaccato, non dice affatto che il pignoramento debba essere limitato ad un quinto del residuo”.

Alla luce delle summenzionate argomentazioni, il Tribunale censurava l’ordinanza di assegnazione oggetto di opposizione e, in accoglimento del ricorso ex art. 617 c.p.c., assegnava al creditore il quinto della pensione percepita dalla controparte, calcolato sull’intero ammontare netto del trattamento de quo.

Il caso in parola, certamente comune per la tipologia di azione esecutiva, viene segnalato per l’indubbio risvolto economico che, a vantaggio del creditore, si può potenzialmente riverberare in analoghe situazioni come quella qui riportata.

(Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com)

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