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Servizi in appalto: i lavoratori “in bilico” tra appaltante e appaltatore

Quando una società dà in appalto dei servizi, fissando modalità esecutive dettagliate mediante un capitolato analitico, è poi tenuta ad assumere i lavoratori dell’appaltatore che ne facciano richiesta?

La questione è stata trattata di recente dalla Suprema Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul caso che riportiamo.

La società A aveva dato in appalto alla società B il servizio di accoglienza e di assistenza alla clientela ai treni notte.

Successivamente, i lavoratori dipendenti della società appaltatrice avevano richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato con la società appaltante, sostenendo che il rapporto intercorrente tra le due società configurasse, in realtà, una intermediazione illecita di manodopera; ciò in quanto gli stessi erano tenuti a svolgere i compiti minuziosamente indicati dall’appaltante nel capitolato tecnico operativo.

La Corte territoriale, confermando il dictum del giudice di prime cure, aveva accertato la sussistenza dei requisiti tipici di un appalto genuino, ovvero l’esercizio del potere direttivo e organizzativo della società appaltatrice e l’assunzione, da parte di quest’ultima, del rischio di impresa.

In particolare, era emerso che i lavoratori – seppur chiamati a seguire pedissequamente i compiti indicati dall’appaltatore nel capitolato tecnico operativo – erano soggetti al potere direttivo e disciplinare del proprio datore di lavoro, ovvero la società appaltatrice.

Avverso la predetta sentenza i lavoratori hanno proposto ricorso per Cassazione.

A parere della Suprema Corte di Cassazione, non costituisce deviazione dallo schema tipico dell’appalto genuino il fatto che, nel contratto di appalto, siano predeterminate in modo analitico dalla società appaltante le modalità operative del servizio.

Tale specificità è certamente funzionale alla corretta esecuzione del servizio oggetto del contratto, purché non vi sia alcuna impartizione di direttive sullo svolgimento del servizio da parte della società appaltante.

Infatti, la Corte ha precisato che, qualora venga prospettata una intermediazione vietata di manodopera nei rapporti tra appaltante e appaltatore, il giudice del merito deve accertare se la società appaltante svolga un intervento disponente il controllo sui dipendenti dell’appaltatore del servizio.

In difetto di tale ingerenza da parte dell’appaltante, non potrà configurarsi una intermediazione illecita di manodopera.

In conclusione, sulla scorta di quanto affermato dalla Suprema Corte, la predeterminazione da parte dell’appaltatore delle modalità esecutive, dettagliatamente descritte nel capitolato, risponde all’esigenza di adeguare la prestazione lavorativa alle caratteristiche tecniche del servizio.

È tuttavia necessario, affinché possa parlarsi di appalto “genuino”, che non vi sia alcuna ingerenza, da parte dell’appaltante, nella gestione del rapporto di lavoro dei dipendenti dell’appaltatore.

Cass., Sez. lavoro, 22 gennaio 2021, n. 1403

Jessica Silla – j.silla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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