Sequestro “ordinario”? L’esecuzione continua…

Sequestro “ordinario”? L’esecuzione continua…

Il sequestro “ordinario” disposto ai sensi degli artt. 240 c.p. e 321, comma 2, c.p.p., su un bene già oggetto di espropriazione forzata non impedisce la vendita del bene pignorato.

Questa la conclusione a cui arriva il Tribunale di Napoli in merito all’autorizzazione alla vendita in sede esecutiva di beni in relazione ai quali è emersa l’adozione di un provvedimento di sequestro ex art. 321 c.p.p. notificato ai debitori e mai trascritto.

Con la pronuncia in commento il GE, dopo aver sintetizzato e riassunto i principi e le disposizioni che si occupano dell’interferenza tra una misura penale di carattere reale e la procedura esecutiva, nello specifico affronta il tema del concorso tra i due procedimenti nell’ipotesi di sequestri “ordinari” (ovvero quelli disposti al fine di privare puramente e semplicemente il reo della disponibilità del bene) in relazione ai quali non esiste una norma che regoli espressamente la materia.

In tale prospettiva il Tribunale ha quindi evidenziato come la ratio del sequestro penale disposto ex art. 240 c.p.c. sia “quella di sottrarre all’indagato (o imputato) la disponibilità del bene”; e che tale funzione preventiva “è soddisfatta con la sottrazione del bene al reo rispetto alla quale, pertanto, non assume rilievo la successiva commerciabilità del bene sottratto”; ne discende che corollario applicativo di tale impostazione “è quello per cui, in mancanza di un’espressa scelta normativa ad hoc, come avvenuto per le misure di prevenzione, il conflitto tra la pretesa statuale e quelle dei terzi creditori andrebbe risolto sulla base del principio dell’ordo temporalis delle formalità pubblicitarie, sebbene con l’importante temperamento dell’accertamento della buona fede in capo al creditore”.

Sulla scorta di tale principio è stata esclusa la possibilità di applicare in via analogica l’art. 55, Codice Antimafia, atteso che – al di fuori di una scelta legislativa esplicita nel senso della equiparazione alla stessa di altre fattispecie – la ratio della norma si connette a doppio filo con la esigenza – che è specifica della c.d. lotta alla criminalità organizzata e quindi settoriale – di estromettere un bene o un complesso di beni dalla circolazione giuridica.

In definitiva il Tribunale ha quindi concluso per la prosecuzione della procedura esecutiva seppure con le opportune cautele relative alla “opportunità di una esplicita richiesta del creditore di procedere malgrado la riscontrata criticità – che potrebbe far scemare l’interesse del mercato per il bene…, alla necessità monitorare lo sviluppo del parallelo procedimento penale ed alla necessità di informare adeguatamente il mercato della relativa pendenza”.

Tribunale di Napoli Nord, ordinanza del 2 giugno 2019

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

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