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Sentenze costitutive e di accertamento: provvisoriamente esecutive?

E’ noto che l’articolo 283 cpc fa riferimento alla possibilità per il Giudice di Appello di sospendere, su istanza di parte, la provvisoria esecutività della sentenza pronunciata in primo grado. Ebbene, con l’ordinanza del 22/06/2016 la Corte di Appello di Napoli ha confermato quanto a suo tempo statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 4059 del 22/02/2010 secondo cui l’art. 283 cpc non sarebbe applicabile alle sentenze costitutive e di accertamento nonché a quelle di condanna sinallagmaticamente dipendenti dalle prime.

Nel caso di specie il Tribunale di prime cure con sentenza n. 3540  del 22/10/2015 disponeva la revoca, proposta in via subordinata ex art.67 comma due della legge fallimentare, di una serie di finanziamenti erogati a favore della società appellante dichiarandone l’inefficacia con conseguente condanna alla restituzione delle somme. La società appellante in sede di appello chiedeva, quindi,  la sospensione della esecutività della sentenza succitata; richiesta respinta dal  giudice con l’ordinanza de quo a ragion del fatto che trattandosi di una sentenza di condanna collegata inscindibilmente a quella costitutiva (di revoca) acquisisca efficacia esecutiva solo con il passaggio in giudicato sostanziale e di conseguenza non potesse trovare applicazione l’art 283 cpc ; passaggio in giudicato, implicitamente escluso laddove sia pendente un giudizio di appello. La Corte di Appello ribadisce, poi, come la provvisoria esecutività sia applicabile ai procedimenti disciplinati dal Terzo Libro del codice di procedura civile e quindi all’esecuzione forzata in generale.

D’altro canto l’assunto la problematica è stata affrontata anche dalla Suprema Corte la quale ha precisato che i capi di condanna «meramente dipendenti» da quelli costitutivi, come quelli relativi al rimborso delle spese processuali, possono continuare ad essere ritenuti dotati di esecutorietà sin dal primo grado, mentre sono quelli legati da un nesso sinallagmatico con «il nuovo rapporto oggetto della domanda costitutiva» a subire il limite del giudicato sostanziale. (v. Cass. civ., sez.un., 22 febbraio 2010, n. 4059). Ed è proprio a tale ultima pronuncia che si è richiamato il giudice d’appello, per motivare, a parere dello scrivente impropriamente, l’ordinanza di rigetto.

La pronuncia degli Ermellini fa espresso riferimento all’ipotesi disciplinata dall’art.2932 c.c. e non alla revoca di una serie di finanziamenti per giunta nell’ambito di una procedura concorsuale.

Il principio sancito dall’art.282 c.p.c., infatti, conformemente al prevalente orientamento giurisprudenziale di legittimità, può ritenersi applicabile solo con riguardo ai capi di condanna puri o meramente consequenziali ad accertamenti ovvero alla produzione di effetti costitutivi; non già quando, invece, di tali effetti costitutivi essi stessi siano parte integrante.

La suprema Corte di Cassazione con sentenza del 29/07/2011 n. 16737 ha stabilito che non vi è una preclusione normativa afferente alla provvisoria esecutività di ogni sentenza costitutiva ma occorre verificare caso per caso, a seconda del tipo di rapporto tra “…l’effetto condannatorio da anticipare e l’effetto costitutivo producibile solo con il giudicato…”. Qualora la anticipazione degli effetti esecutivi si mostri compatibile con la produzione dell’effetto costitutivo in un momento temporale successivo – come nel caso di condanna alla restituzione di rimesse oggetto di azione revocatoria fallimentare – non sussistendo tra i due effetti un rapporto sinallagmatico inscindibile, non sussiste alcuna preclusione alla formazione del titolo esecutivo indipendentemente dalla cosa giudicata sull’esistenza del diritto.

Tale ultimo orientamento appare tutelare in modo più significativo e ragionevole le superiori ragioni creditorie.

App. Napoli, ordinanza del 22 giugno 2016

Alberta E. Vettorela.vettorel@lascalaw.com

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