Sentenza emessa prima della replica: parola alle sezioni unite

Con ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha disposto la rimessione al Primo Presidente affinché valuti l’opportunità di rimettere la seguente questione alle Sezioni Unite, ovvero se possa ritenersi la sussistenza della nullità della sentenza emessa prima della scadenza dei termini concessi ai sensi dell’art. 190 c.p.c.

Nel caso di specie la Corte d’Appello si era pronunciata senza aver atteso la scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica ai sensi dell’art. 190 c.p.c. e solo due giorni dopo l’intervenuta scadenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali.

La rimessione alle Sezioni Unite si è resa necessaria poiché, a tal proposito, si sono affermati nel tempo due orientamenti contrapposti in giurisprudenza.

Secondo un primo indirizzo, deve ritenersi nulla la sentenza emessa dal giudice prima della scadenza dei termini previsti dall’art. 190 c.p.c., risultando per ciò solo impedito ai difensori l’esercizio del diritto di difesa nella sua completezza e violato il principio del contradditorio.

Trattandosi di termini perentori fissati dalla legge, la loro inosservanza, infatti, sarebbe di per sé, in via astratta e definitiva, autonomamente lesiva del diritto di difesa senza che sia necessario verificare la sussistenza, in concreto, del pregiudizio che da tale inosservanza deriverebbe.

Il secondo orientamento ritiene, invece, che la mancata assegnazione alle parti del termine per lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie o la pronunzia della sentenza prima della scadenza dei termini già assegnati previsti dall’art. 190 c.p.c., non siano di per sé causa di nullità della sentenza stessa, essendo indispensabile, perché possa dirsi violato il principio del contraddittorio, che la irrituale conduzione del processo abbia prodotto in concreto una lesione del diritto di difesa. Si dovrà dimostrare, pertanto, di aver subito un pregiudizio tale da aver impedito alla difesa di svolgere ulteriori specificazioni a sostegno delle proprie ragioni rispetto a quanto precedentemente indicato.

La Corte ha ritenuto che quest’ultima tesi meriti di essere valorizzata anche alla luce delle più recenti elaborazioni giurisprudenziali – che hanno trovato un’eco autorevole anche nella sentenza delle Sezioni Unite del 17 febbraio 2009, n. 3758 – secondo cui la lesione delle norme processuali non è invocabile in sè e per sè, essendo viceversa sempre necessario che la parte che deduce siffatta violazione adduca anche, a dimostrazione della fondatezza, la sussistenza di un effettivo pregiudizio conseguente alla violazione medesima.

Alla luce di quanto sopra, spetterà alle Sezioni Unite dirimere il contrasto e dare al quesito sottopostole una soluzione univoca, della quale vi terremo informati.

Cass., 09 marzo 2021, n. 6451 

Marco Bidoglio – m.bidoglio@lascalaw.com

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