Crisi e procedure concorsuali

Sentenza di condanna emessa all’esito di un giudizio di revocatoria fallimentare e sua efficacia immediatamente esecutiva: aggiornamenti

In precedenza si era avuto di sottoporre ai nostri lettori il provvedimento con il quale, in data 21 dicembre 2010, il Tribunale di Cuneo, in funzione di Giudice dell’Esecuzione, a seguito di un’opposizione ex art. 615, II comma, c.p.c., aveva sospeso l’esecuzione mobiliare promossa da una Procedura di Amministrazione Straordinaria nei confronti di una Banca in forza del titolo esecutivo rappresentato dalla sentenza di accoglimento di un’azione revocatoria fallimentare di rimesse bancarie, con relativa condanna della Banca convenuta al pagamento dell’importo corrispondente all’ammontare dei pagamenti dichiarati inefficaci.
Nell’ambito dell’ampia motivazione del provvedimento di sospensione, il Giudice aveva ritenuto di escludere l’efficacia esecutiva della sentenza in questione, in ragione della natura costitutiva della stessa e, quindi, della necessità di dover attendere il suo passaggio in giudicato affinché la stessa possa spiegare gli effetti da essa derivanti, ivi compresi quelli esecutivi, argomentando soprattutto sulla base del principio di diritto recentemente espresso dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, le quali, nell’ambito di un giudizio ex art. 2932 c.c. (cfr. Cass. S.U. 22 febbraio 2010, n. 4059).

Occorre ora dar conto di come detto provvedimento sia stato oggetto di reclamo, ai sensi dell’art. 624 c.p.c., da parte della Procedura di Amministrazione Straordinaria soccombente, la quale, al fine di sostenere l’erroneità della pronuncia impugnata, ha citato un provvedimento, coevo a quello del Tribunale di Cuneo, con il quale la Corte d’Appello di Torino ha espressamente escluso l’applicabilità del principio enunciato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione alla fattispecie in esame, ritenendo che detto principio debba essere limitato alla fattispecie ivi esaminata (azione ex art. 2932 c.c.) e ribadendo la piena provvisoria esecutività del capo di condanna emesso nell’ambito della sentenza di accoglimento dell’azione revocatoria fallimentare.
Il Tribunale di Cuneo, nella composizione collegiale prevista dall’art. 669 terdecies c.p.c. (in ragione del richiamo operato dall’art. 624, II comma, c.p.c.), ha, però, rigettato il reclamo proposto dalla Procedura, confermando la validità dell’argomentazione utilizzata dal Giudice dell’Esecuzione e, in tale prospettiva, ha espressamente dissentito dalla Corte d’Appello di Torino, sulla base della seguente motivazione:
Sebbene sia infatti pacifico che la fattispecie dalle SS.UU. sia diversa, e che in tema di obbligo a contrarre ex art. 2932 c.c. un’efficacia anticipata dell’obbligo di pagamento del prezzo altererebbe il sinallagma contrattuale, nell’ipotesi prevista dall’art. 67 l.fall. la pronuncia di condanna costituisce lo stesso oggetto della pronuncia costitutiva di accertamento di inefficacia, risultando a questa intimamente collegata con conseguente impossibilità di scindere gli effetti, ai fini che interessano, dell’accertamento e della condanna”.

(Simone Bertolotti – s.bertolotti@lascalaw.com

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