Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

Tra segreti commerciali e informazioni segrete. La nuova tutela del know-how

Che fare nel caso di un ex dipendente che passa alla concorrenza aiutandola a replicare in breve tempo i medesimi risultati ottenuti dall’azienda di provenienza raggiunti in anni di ricerca e investimenti?

La riforma del 2018

Le tutele sono offerte sia sul piano civile che penale, e la sentenza in commento offre una buona panoramica che dipana anche i dubbi interpretativi sorti dopo la riforma introdotta dalla direttiva (UE) 2016/943 dell’8 giugno 2016, sulla protezione del know-how e dei segreti commerciali, e recepita dal D.Lgs. 11 maggio 2018, n. 63 (d’ora in poi, il Decreto).

Vediamo innanzi tutto, con il testo a fronte, come il Decreto ha modificato gli artt. 98 del Codice della Proprietà Industriale (CPI) e l’art. 623 c.p.

Versione corrente Versione precedente al Decreto
Art. 98 CPI
Sezione VII

«Segreti commerciali»

Oggetto della tutela

1.      Costituiscono oggetto di tutela i segreti commerciali. Per segreti commerciali si intendono le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore, ove tali informazioni:

a)       siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore;

b)      abbiano valore economico in quanto segrete;

c)       siano sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

Sezione VII

«informazioni segrete»

Oggetto della tutela

1.      Costituiscono oggetto di tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore, ove tali informazioni:

a)      siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore;

b)      abbiano valore economico in quanto segrete;

c)      siano sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

Come si nota, il Decreto non ha granché modificato l’art. 98 CPI se non introducendo la definizione di “Segreti commerciali” che altro non sono ciò che prima erano definite “Informazioni segrete”. Al netto di questa modifica terminologica, nella sostanza la tutela è rimasta la medesima, ovvero concessa alle informazioni caratterizzate come indicato nei punti da a) a c), immodificati.

Anche l’art. 623 c.p., ha subito una modifica terminologica laddove “segreti industriali” è diventato “segreti commerciali”.

Versione corrente Versione precedente al Decreto
Art. 623 c.p.
Rivelazione di segreti scientifici o commerciali

1.      Chiunque, venuto a cognizione per ragioni del suo stato o ufficio, o della sua professione o arte, di segreti commerciali o di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche, li rivela o li impiega a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni.

2.      La stessa pena si applica a chiunque, avendo acquisito in modo abusivo segreti commerciali, li rivela o li impiega a proprio o altrui profitto.

Rivelazione di segreti scientifici o industriali

1.      Chiunque, venuto a cognizione per ragione del suo stato o ufficio, o della sua professione o arte, di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche o applicazioni industriali, le rivela o le impiega a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni.

 

È legittimo quindi chiedersi, come hanno fatto i ricorrenti nel procedimento de quo, perché sia stata adottata la locuzione “segreti commerciali” e cosa cambi con essa. E soprattutto – poiché introdotta dal Decreto simultaneamente sia nel CPI che nel c.p. – se debba essa considerarsi avente lo stesso significato nei due testi, e se quindi il primo contamini il secondo atteso che solo quello la definisce.

Risponde a tutte queste domande la sentenza in commento.

Facciamo chiarezza

L’utilizzo uniforme della dicitura “segreti commerciali” risponde solo ad una scelta stilistica e non intende dare all’art. 98 CPI il valore di norma integrativa del c.p. e alla nozione di “segreto commerciale” alcun valore generale. L’art. 99 CPI, infatti, accenna evidentemente ad una tutela civilistica applicabile alle informazioni (segrete), che pur non rispondendo ai requisiti dell’art. 98, sono tuttavia meritevoli di tutela attraverso la disciplina della concorrenza sleale.

La nozione di “segreto commerciale” del CPI, pertanto, non si applica a quella del c.p. (Cass. 20647/2010 e 48895/2018) essendo quest’ultima intesa come informazione segreta, cioè come quel patrimonio cognitivo e organizzativo necessario alla costruzione, l’esercizio e la manutenzione di un apparato industriale; o in altri termini: «quell’insieme di conoscenze riservate e di particolari modus operandi in grado di garantire la riduzione al minimo degli errori di progettazione e realizzazione e dunque la compressione dei tempi di produzione» (Cass. 25008/2001; Cass. 28882/2003).

Il c.p. pertanto tutela «il patrimonio di conoscenze di un’impresa, frutto di esperienze e ricerca accumulatesi negli anni, e capace di assicurare all’impresa un vantaggio competitivo, e quindi un’aspettativa di un maggiore profitto economico» (§ 5.1, pag. 9).

Riassumendo

Andando dalla nozione più stretta a quella più ampia, esistono diversi tipi di informazioni segrete che l’ordinamento tutela in ambito civile e penale.

  • segreti commerciali, ovvero quelle informazioni che sono a) segrete, b) abbiano valore in quanto segrete; c) siano sottoposte, da parte di persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure ragionevolmente adeguate;
  • informazioni segrete (ex art. 99 CPI), ovvero le informazioni che non hanno il carattere dei segreti commerciali, e segnatamente non soddisfano il punto c), ma sono tuttavia tutelate secondo la disciplina della concorrenza sleale (e quindi con il ricorso dei requisiti soggettivi di tale istituto).
  • Informazioni commerciali ex art. 623 c.p., ovvero qualsiasi genere di informazione per cui esista un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento del suo segreto (indipendentemente quindi dall’esistenza di un rapporto concorrenziale).

Cosa fare

A questo punto, tirando le somme, ritengo che sia buona amministrazione individuare innanzi tutto sempre le informazioni in azienda la cui appropriazione da parte di un terzo o divulgazione implicherebbe la perdita di un vantaggio concorrenziale.

Una volta fatto ciò, applicare a queste informazioni misure tecnologiche, organizzative e contrattuali. Quindi, per esempio, criptare le informazioni, prevedere policy di accesso, far sottoscrivere un accordo di riservatezza e, fondamentale, un patto di non concorrenza.

Consulta l’infografica

Tra segreti commerciali e informazioni segrete. La nuova tutela del know-how

Cass., 4 giugno 2020, n. 16975

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

Alcune pronunce stanno accerchiano il colosso di Menlo Park, dalla sanzione di 7 milioni di euro com...

Proprietà industriale

Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

L’8 gennaio scorso Twitter Inc. ha sospeso l’account personale del Presidente USA Donald Trump. ...

Proprietà industriale

Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

Con ricorso amministrativo innanzi al TAR Lazio (R.G. n. 7581/2019), le due associazioni Assob.It - ...

Proprietà industriale

X