Antiriciclaggio

Segnalazioni di operazioni sospette. La posizione della UIF

Siamo in attesa di conoscere i dati relativi alle segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio pervenute nel 2010 alla UIF, l’Unità di Informazione Finanziaria istituita in seno alla Banca d’Italia a seguito della soppressione dell’UIC ad opera del decreto legislativo n. 231 del 2007[1].

Nell’attesa, in base al rapporto annuale UIF per il 2009, pubblicato nel mese di agosto 2010, è emerso un trend esplosivo. Risultano pervenute, infatti, ben 21.066 segnalazioni (pari al 44,3% in più, rispetto al 2008).

Si tratta, fra l’altro, di un fenomeno in espansione, se si considera che, secondo i dati contenuti nel primo bollettino semestrale del 2010 della stessa Unità, le segnalazioni ricevute fra il primo gennaio e il 30 giugno 2010 sono state 15.101, con un incremento pari al 52% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Da notare che, delle 21.066 segnalazioni pervenute, la UIF ne ha archiviate 4.024 in quanto ritenute infondate[2].

Evidentemente gli operatori si stanno scatenando (non tutti però: soltanto 3 avvocati, nel 2009, hanno effettuato segnalazioni, fra 136 inoltrate dai professionisti[3]). Le Banche mantengono il primato ma hanno visto ridurre la propria quota, nel 2009, a beneficio di un aumento di quella imputabile alle Poste, mentre è quasi raddoppiata la percentuale di segnalazioni trasmesse dagli intermediari finanziari ex artt. 106 e 107 del TUB, che è passata dall’8,7% del 2008 al 15,1% del 2009.

Al di la del numero, però, la UIF raccomanda che “…la segnalazione deve trarre origine da un sospetto qualificato, essere il frutto di un filtro selettivo particolarmente incisivo, scaturire da una reale volontà collaborativa piuttosto che dal timore di incorrere nelle sanzioni”.

In sostanza, la legge antiriciclaggio è il miglior antidoto di cui oggi disponiamo per contrastare il fenomeno del riciclaggio del denaro (e, contestualmente, del finanziamento del terrorismo) ma, perché funzioni, deve essere attuata con intelligenza e con quella autentica “collaborazione attiva” senza la quale gli impicci e i cavilli burocratici e pseudo-giuridici rischiano non solo di mancare l’obiettivo, bensì anche – paradossalmente – di intralciare inutilmente e con costi pesantissimi, gli operatori economici che proprio la legge vorrebbe tutelare.

  

(Ermanno Cappa – e.cappa@lascalaw.com)

 

Per maggiori riferimenti si veda:

        E. CAPPA, Antiriciclaggio: il rapporto annuale UIF per l’Italia, in Riv. Diritto e Pratica delle Società, n. 11/12 novembre-dicembre 2010

        Il rapporto UIF in www.bancaditalia.it.

 

 


[1] Si veda l’art. 62, comma 3 del d.lgs. 21 novembre 2007 n. 231.

[2] E’ bene tenere presente che le segnalazioni archiviate sono comunque trasmesse dalla UIF agli organi investigativi i quali potrebbero disporre approfondimenti e supplementi d’indagine.

[3] La UIF precisa che, dall’analisi comparata del contesto europeo è emerso che “…il livello di collaborazione attiva dei professionisti è piuttosto basso in tutti i paesi esaminati”: cfr. rapporto 2009, pag. 43.

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