Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Segnalazioni alla Centrale di Allarme Interbancaria: ratio e presupposti per la legittimità

Lo strumento della segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria può, in alcuni casi, determinare una rilevante lesione alla reputazione personale e commerciale di un imprenditore, tuttavia, la sua importante funzione informativa, “può essere legittimamente sacrificata mediante l’adozione di provvedimenti cautelari di cancellazione soltanto nell’ipotesi di concreto ed imminente pericolo per l’imprenditore e la sua impresa”.

In questo senso si è pronunciato il Tribunale di Napoli, il quale – con una recente sentenza del 2016 – ha contribuito a definire la ratio ed i profili di legittimità delle segnalazioni in oggetto, nonché a stabilire i presupposti necessari per la loro eventuale cancellazione.

La sentenza in commento è stata pronunciata in esito al reclamo di un correntista che – nel tentativo di riformare l’ordinanza del Giudice adito in precedenza – contestava la legittimità della Banca per aver bloccato l’operatività della sua carta di credito e per aver segnalato lo stesso alla Centrale di Allarme Interbancaria, pregiudicandone la reputazione personale e commerciale.

Il Tribunale partenopeo, con riferimento al caso in questione, ha preliminarmente rilevato come il reclamante non svolgesse una attività imprenditoriale tale da essere pregiudicata da una segnalazione illegittima, non integrando così il presupposto primario per l’emissione di un provvedimento d’urgenza, ovvero sia il c.d. periculum in mora.

In secondo luogo, lo stesso Tribunale ha sottolineato come il titolare della carta di credito fosse già stato protagonista in precedenza di numerosi sconfinamenti, come emerso dagli estratti conto agli atti, e dunque non avesse alcuna ragione per ritenere illegittimo il comportamento dell’istituto di credito, non integrando così neppure il requisito del c.d. fumus boni juris.

Sulla base delle ragioni sopra esposte, dunque, il Tribunale di Napoli, accertata l’assenza dei requisiti suindicati, ha rigettato il proposto reclamo e condannato il reclamante al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Napoli 4 marzo 2016, n. 15212

Romano Anellir.anelli@lascalaw.com

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