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Non serve il preavviso in caso di segnalazione negativa su finanziamento ipotecario

Il Tribunale di Foggia ha respinto la domanda cautelare di un ricorrente che aveva chiesto la cancellazione in via d’urgenza della segnalazione negativa associata al proprio nominativo e presente nella banca dati gestita da CRIF.

Il ricorrente si era visto negare l’accesso al credito per via della segnalazione attestante il ritardato pagamento di una rata di un finanziamento ipotecario stipulato con l’istituto di credito resistente.

L’illegittimità della segnalazione, in base alla ricostruzione del ricorrente, andava ricercata nella violazione dell’art. 4, co. 7, del codice di deontologia e buona condotta per i sistemi di informazioni creditizie, dell’art. 125, co. 3 T.u.b. e della Circolare della Banca d’Italia n. 139/1991 in quanto la trasmissione dei dati non era stata preceduta da alcuna comunicazione al segnalato che, pur avendo sanato la morosità pregressa, risultava irrimediabilmente pregiudicato dall’evidenza negativa che, oltre a cagionare un danno reputazionale, era motivo di diniego di finanziamenti ulteriori.

Il Tribunale di Foggia ha escluso la ricorrenza del requisito del fumus boni iuris considerato che la Banca aveva recapitato un preavviso di segnalazione che, a ben vedere, neppure era dovuto nel caso di specie, essendo il contratto segnalato un finanziamento ipotecario “escluso dall’ambito oggettivo del capo II del T.u.b.” in base al dato letterale dell’art. 122, co. 1, lett. f, T.u.b.

Più precisamente, il Giudice ha richiamato un recente arresto della Suprema Corte a conferma del perimetro applicativo dell’art. 125 T.u.b. ed ha così concluso: “In definitiva, la mancata comunicazione preventiva rende la segnalazione illegittima se è a carico del consumatore e in relazione a operazioni di credito al consumo suscettibili di rientrare nell’alveo dell’art. 125 citato: è solo questo il perimetro entro il quale l’intermediario o istituto bancario può essere condannato alla cancellazione della segnalazione (Cass. Civ., 25/05/2021, n. 14382). 

Nella ridetta prospettiva, il disposto dell’art. 4, co. 7, del Codice deontologico e di buona condotta dei sistemi di informazione creditizia (delibera del Garante della privacy n. 8 del 2004) si muove nel solco del trattamento del dato personale nel rapporto di consumo e non è idoneo ad estendere la tutela consumeristica dell’art. 125 T.u.b. al di fuori del relativo ambito applicativo; del pari la circolare della Banca d’Italia n. 139 dell’11 febbraio 1991 prevede che gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati in occasione della prima segnalazione a sofferenza ove si sia in presenza di un cliente consumatore (Cass. Civ., 25/05/2021, n. 14382).

In definitiva, la mancata comunicazione preventiva rende la segnalazione illegittima se è a carico del consumatore e in relazione a operazioni di credito al consumo suscettibili di rientrare nell’alveo dell’art. 125 citato: solo questo il perimetro entro il quale l’intermediario o istituto bancario può essere condannato alla cancellazione della segnalazione (Cass. Civ., 25/05/2021, n. 14382)”.

Peraltro, il Giudice ha evidenziato che l’assunto interpretativo non poteva neppure dirsi smentito dal nuovo testo dell’art. 120 undecies del T.u.b. che ha esteso l’ambito di operatività del 125 T.u.b. al credito immobiliare solo a far data dal 4 giugno 2016, risultando inapplicabile al finanziamento ipotecario oggetto del giudizio stipulato in epoca anteriore.

L’approfondita disamina della disciplina applicabile ha indotto il Tribunale a respingere la domanda cautelare, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore della Banca resistente.

Trib. Foggia, Ord., 18 giugno 2021

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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