Contratti Bancari

Segnalazione al C.A.I., ammissibile il ricorso depositato nei confronti della Banca d’Italia

Garante per la privacy, 6 giugno 2013, n. 288 (leggi il provvedimento per esteso)

E’ questo quanto stabilito dal Garante per la privacy con provvedimento del 6 giugno 2013, n. 288, emesso a definizione di un giudizio in cui il nominativo del soggetto ricorrente era stato iscritto nell’ “archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari” istituito presso la Banca d’Italia (c.d. C.A.I. – Centrale d’Allarme Interbancaria) ai sensi dell’art. 10 bis L. 15 dicembre 1990, n. 386, ossia la “Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari”.

Il provvedimento rappresenta la coda di una vicenda giudiziale iniziata con il censimento delle generalità del ricorrente nell’archivio informatizzato del C.A.I.; e ciò, a causa dall’erronea segnalazione di un Istituto di Credito, che aveva rilevato il difetto di provvista di un assegno bancario portato all’incasso dopo il termine di scadenza, omettendo, tuttavia, di trasmettere al ricorrente il c.d. “preavviso di revoca” previsto dall’art. 9 bis della legge 386/1990 (“Nel caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per difetto di provvista, il trattario comunica al traente che, scaduto il termine indicato nell’articolo 8 senza che abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto nell’archivio di cui all’articolo 10- bis e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni autorizzazione ad emettere assegni…”)

Ragion per cui, visto l’art. 10 bis, commi II e III, L. 386/1990, secondo il quale “La Banca d’Italia, quale titolare del trattamento dei dati, può avvalersi di un ente esterno per la gestione dell’archivio, secondo quanto previsto dall’articolo 8 della legge 31 dicembre 1996, n. 675. 3. Il soggetto interessato ha diritto ad accedere alle informazioni che lo riguardano contenute nell’archivio e di esercitare gli altri diritti previsti dall’articolo 13 della legge 31 dicembre 1996, n. 675”, il Garante per la privacy ha accolto il ricorso depositato nei confronti della Banca d’Italia, rilevandone l’ammissibilità in ragione dei seguenti presupposti: 1) Banca d’Italia riveste nella fattispecie in esame la qualità di titolare del trattamento dei dati; 2) l’interessato, nei confronti di tali informazioni, ha il diritto non solo di accedere ai dati che lo riguardano contenuti nell’archivio C.A.I., ma anche di esercitare gli altri diritti previsti all’art. 7 del Codice della privacy, così come ribadito, peraltro, anche nell’art. 11 del d.m. n. 458/2001 recante il regolamento sul funzionamento dell’archivio.

Risulta, dunque, definitivamente chiarito che, nelle ipotesi di illegittima segnalazione al C.A.I. per carenza dei presupposti previsti dalla legge m. 386/1990, il ricorso depositato nei confronti della Banca d’Italia è da ritenersi ammissibile al pari di quello depositato nei confronti dell’Istituto di Credito che ha eseguito la segnalazione alla Centrale d’Allarme Interbancaria.

(Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com)

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