Sede legale, sede reale, qual è la notifica più rituale?

Sede legale, sede reale, qual è la notifica più rituale?

La notificazione di un atto giudiziario, indirizzata ad una persona giuridica, è valida se eseguita presso la sede effettiva, anziché presso la sede legale; tuttavia, in ipotesi di contestazione sulla regolarità della notificazione, il soggetto che ha richiesto la notifica è onerato di provare l’esistenza della sede effettiva del destinatario.

In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione, sez. Lavoro, con ordinanza n. 10854 del 18 aprile 2019, in conformità ai principi già espressi con sentenza n. 3516/2012 ed ordinanze n. 1248 e 21699 del 2017.

La pronuncia della Suprema Corte è stata resa all’esito di un giudizio risarcitorio, incardinato in primo grado in danno di un complesso aziendale turistico, con atto introduttivo notificato nei confronti di quest’ultimo – poi rimasto contumace – , e concluso con pronuncia di condanna del complesso.

Lo stesso complesso turistico, tuttavia, aveva costituito oggetto di conferimento in una società a responsabilità limitata, già in epoca antecedente a quella dei fatti di causa.

Ed invero, all’esito della pronuncia di primo grado, la ricorrente vittoriosa, dapprima, aveva notificato la sentenza al complesso turistico; a seguire, tuttavia, la stessa ricorrente ha proposto istanza di correzione dell’errore materiale ex art. 287 c.p.c., affinché la sentenza venisse rettificata inserendo la denominazione della s.r.l., in sostituzione di quella del complesso turistico, ed ha proceduto con la notificazione del provvedimento rettificato nei confronti della società.

La società a responsabilità limitata, dal canto suo, ha proposto appello avverso la sentenza di primo grado, lamentando, in primo luogo, il difetto di legittimazione passiva, nonché l’illegittimità del provvedimento di correzione dell’errore materiale per essere stato reso senza la previa integrazione del contraddittorio con la società stessa: all’esito, la Corte d’Appello ha confermato la pronuncia di primo grado.

E’ seguito, quindi, il ricorso per Cassazione della società, per rilevare la violazione e falsa applicazione dell’art. 288 c.p.c., lamentando che la Corte d’Appello avesse ritenuto valida la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado presso una sede diversa da quella legale della società, pur in assenza di prova della circostanza che presso il villaggio turistico vi fosse la sede effettiva della società.

La Corte si è pronunciata affermando che la notificazione eseguita presso la sede effettiva – il complesso turistico – è legittima poiché costituisce applicazione dell’art. 46 c.c., laddove prevede la facoltà per i terzi di considerare la sede effettiva della persona giuridica, nell’ipotesi in cui quest’ultima sia diversa da quella legale.

Tuttavia, ha altresì precisato che la garanzia del principio del contraddittorio, sancito nell’art. 101 c.p.c., richiede, in caso di contestazione, che si accerti che il luogo di destinazione dell’atto sia la sede effettiva della persona giuridica.

Sulla scorta di tali argomentazioni, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata, rinviando al giudice di secondo grado per l’applicazione del principio di diritto reso.

Cass., Sez. Lavoro, 18 aprile 2019, ordinanza n. 10854

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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