Riassunzione: l’importanza del “dies a quo” per il computo dei termini!

Il secondo mandato sostituisce l’avvocato?

La nomina di un nuovo difensore non implica necessariamente la rinuncia al mandato da parte del precedente legale; tuttavia quest’ultima può desumersi da comportamenti concludenti che dimostrino l’abbandono da parte del procuratore delle proprie funzioni in coincidenza con la nomina di altro difensore.
Questo l’assunto della suprema Corte di Cassazione che con ordinanza n. 17291 depositata il 27 giugno 2019 ha rinviato la questione al giudice di merito per le opportune verifiche.

Il caso, portata al vaglio dei giudici di legittimità, atteneva al rilievo dato dalla Corte d’Appello alla rinuncia al mandato in primo grado, indi all’inidoneità della notifica presso il difensore rinunciante, per il computo del termine breve per la proposizione del gravame.

Ebbene dall’analisi della documentazione prodotta in primo grado emergeva, si la produzione in giudizio di nuova mandato, ma non vie era traccia di rinuncia da parte del precedente legale.

Pertanto, nulla poteva far presagire che il nuovo mandato fosse stato conferito in sostituzione del precedente, tanto più che questo era stato espressamente conferito con potere di rappresentanza del nuovo procuratore congiuntamente e disgiuntamente al primo.

Di più, la rinuncia era stata prodotta soltanto in grado d’Appello con le memorie di replica, indi in netto ritardo oltre che in chiara violazione dei principi che vietano la produzione di nuovi documenti in Appello.

La Corte di Cassazione ha pertanto chiarito che «in difetto di univoche espressioni contrarie», la nomina di un secondo difensore deve presumersi data in aggiunta e non in sostituzione del primo. In tal caso entrambi i difensori possono considerarsi muniti di pieni poteri di rappresentanza processuale, in ossequio al carattere ordinariamente disgiuntivo del mandato ex art 1716, comma 2, c.c. (Cass. n. 8525/2017 e n. 16709/2007).

Nel caso in esame non solo non vi era stato un espressa rinuncia al mandato, né comportamenti che lasciassero presumere la rinuncia al mandato da parte del primo procuratore, dipiù il secondo mandato era stato conferito, testualmente, con poteri di rappresentanza congiunta e disgiunta indi chiaramente in aggiunta al primo e non in sostituzione.

La Corte di merito avrebbe dovuto piuttosto verificare se la rinuncia potesse ricavarsi da altri elementi processuali.

Infatti, per la rinuncia al mandato non è prescritta dalla legge specifica forma scritta, e pertanto la stessa può desumersi anche solo per facta concludentia ovvero da atti che dimostrino l’abbandono, da parte del procuratore, delle sue funzioni, in coincidenza con l’assunzione di esse da parte di altro procuratore.

Tale valutazione è in ogni caso sottratta al sindacato dei giudici nomofilattici bensì deve essere vagliata dai giudici di merito (Cass. 29 agosto 1973, n. 2396);

Pertanto la Suprema Corte, con l’ordinanza in commento, ha rinviato la questione alla Corte d’Appello per le necessarie verifiche del caso.

Cass., ordinanza 27 giugno 2019, n. 17291 

Andrea Romaldo – a.romaldo@lascalaw.com

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