Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Se tardi a registrare, il contratto comunque vale

La registrazione tardiva del contratto ha efficacia retroattiva e sanante, ancorché intervenuta dopo la risoluzione dello stesso.

È quanto di recente stabilito di recente dalla Corte di Cassazione.

Nel caso di specie un padre aveva incardinato un giudizio possessorio nei confronti della figlia al fine di ottenere da quest’ultima la liberazione dell’immobile che le aveva concesso in comodato anni prima. La richiesta proveniva dalla circostanza che la figlia e il genero, negli anni, nonostante la gentile concessione, non avevano più consentito al proprietario di accedere al piano dello stabile da loro abitato, addirittura cambiando la serratura.

Nel costituirsi in giudizio, la figlia e il genero avevano sostenuto che il padre non avesse mai abitato l’immobile mentre il loro legittimo possesso risalisse al 1994 o, al più tardi, al 2000 e, in ogni caso, che il contratto di comodato dovesse ritenersi nullo per difetto di registrazione.

Ritenendo la tesi difensiva non condivisibile, il Tribunale di Roma aveva accolto la domanda del ricorrente, dichiarando risolto il contratto di comodato e ordinando il rilascio dell’immobile.

Di contro, la Corte d’appello aveva accolto la domanda degli occupanti e respinto la domanda del comodante, sulla scorta del fatto che la registrazione del contratto fosse avvenuta solo nel gennaio del 2018, in data successiva alla risoluzione del contratto.

Di contrario avviso è stata invece la Suprema Corte, adita dal proprietario dell’immobile, che ha espressamente ritenuto non condivisibile l’affermazione della Corte d’appello circa la nullità del contratto di comodato per difetto di registrazione.

In particolare, secondo la Cassazione, “va riconosciuto effetto sanante alla registrazione tardiva del contratto di costituzione di un diritto personale di godimento di un immobile e tale effetto sanante ha efficacia retroattiva, atteso che il riconoscimento di una sanatoria per inadempimento è coerente con l’introduzione nell’ordinamento di una nullità funzionale per inadempimento all’obbligo di registrazione”. Inoltre, ad avviso della Cassazione, all’applicazione dell’esposto principio, non risulta ostativa la circostanza che la registrazione tardiva sia stata effettuata successivamente alla data di risoluzione del contratto in questione.

Sulla scorta delle predette argomentazioni la Suprema Corte ha dunque accolto la domanda dello sventurato padre e rinviato nuovamente la causa alla Corte d’appello competente, invitata ad uniformarsi al richiamato principio di diritto.

Cass., 14 giugno 2021, n. 16742

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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