Vado a stare da papà

Se l’opposizione all’ingiunzione per compensi legali è proposta con citazione

“L’opposizione all’ingiunzione erroneamente esercitata nella forma dell’atto di citazione anziché in quella del ricorso ex art. 702-bis c.p.c., integrato dalla disciplina speciale, se è stata tempestivamente attivata fa salvi gli effetti sostanziali e processuali correlati al rito prescelto”.

Lo ha sancito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 24069/19, depositata il 26 settembre. Tale pronuncia, in verità, ribadisce il precedente reso dalle Sezioni Unite.

Analizziamo, più nel dettaglio, la vicenda.

Con ricorso al tribunale competente un avvocato esponeva di aver maturato un elevato credito quale corrispettivo per l’attività giudiziale prestata in favore di un altro collega, come da notula vistata dal Consiglio dell’Ordine. Contro il decreto ingiuntivo ottenuto, l’avvocato-debitore si difendeva con citazione in opposizione. Costituitosi in giudizio il legale-creditore, lo stesso deduceva che l’avversa opposizione, proposta con citazione anziché con ricorso, era stata esperita tardivamente poiché depositata in cancelleria allorché il termine di quaranta giorni dalla notifica dell’ingiunzione era decorso; pertanto, chiedeva dichiararsi la inammissibilità o rigettarsi l’avversa opposizione.

Il tribunale, in effetti, dichiarava che l’opposizione era inammissibile, posto che era da proporre con ricorso e non già con citazione e che, nel caso (come quello in esame) di proposizione mediante citazione, la stessa era da reputarsi tempestiva solo se depositata entro il termine di cui all’art. 641 c.p.c..
Avverso tale decisione il legale-debitore proponeva ricorso in Cassazione deducendo che anche “se è vero che l’opposizione, qualora proposta con citazione, è da reputarsi tardiva se depositata in cancelleria oltre i termini suddetti, tuttavia, siffatta regola non opera nel caso di specie. Difatti, l’art. 4 d.lgs. n. 150/2011 collega all’eventuale errore nella scelta del rito la sola conseguenza della pronuncia dell’ordinanza di mutamento del rito ma non il prodursi di eventuale decadenza”.

Tale eccezione non è stata ritenuta fondata. Con la sentenza in commento, infatti, la Cassazione in sostanza ribadisce che “L’opposizione ex art. 645 c.p.c., avverso l’ingiunzione richiesta ed ottenuta dall’avvocato (…) nei confronti del proprio cliente, ai fini del pagamento degli onorari e delle spese dovute, con atto di citazione anziché con ricorso ex art. 702-bis c.p.c., è da reputarsi utilmente esperita qualora l’atto di citazione in opposizione sia stato comunque notificato entro il termine di quaranta giorni dal dì della notifica dell’ingiunzione di pagamento. In questa evenienza, infatti, gli effetti sostanziali e processuali correlati alla proposizione dell’opposizione si producono alla stregua del rito tempestivamente attivato ancorché erroneamente prescelto”.

Cass., Sez. II Civ., 26 settembre 2019, n. 24069

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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