Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Se il Giudice vuole sospendere il giudizio deve motivare la decisione

La Suprema Corte con recente ordinanza si è espressa sulla sospensione discrezionale, ed in particolare ha stabilito che “è ammessa ove il giudice del secondo giudizio motivi esplicitamente le ragioni per le quali non intende riconoscere l’autorità della prima sentenza, già intervenuta sulla questione ritenuta pregiudicante, chiarendo perché non ne condivide il merito o le ragioni giustificatrici.”  

Il fatto da cui trae origine la vicenda, nasceva da controversia nella quale il ricorrente, avendo acquistato un motociclo Kawasaki, deduceva, che tale veicolo fosse stato depotenziato, ed a causa di tale manomissione, il ricorrente impattava contro un muro riportando danni alla persona e al mezzo.

Pertanto, agiva giudizialmente richiedendo sia i danni patrimoniali che non patrimoniali quali: danno biologico, danno patrimoniale relativo alle spese mediche affrontate, nonché danno emergente inerente alle spese legali.

Il Tribunale, rilevando pendenza del ricorso per cassazione relativo al procedimento che si era concluso con la sentenza dello stesso Tribunale, e ritenendo pregiudiziale la decisione su tale ricorso, rispetto al giudizio pendente, adottava il provvedimento di sospensione densi dell’art. 295 c.p.c..

A seguito di tale decisione il ricorrente agiva avanti alla Suprema Corte, deducendo l’errata applicazione dell’art. 295 c.p.c. poiché “applicabile solo nel caso di accertamento che rappresenti il necessario antecedente logico giuridico rispetto all’oggetto del giudizio in esame”, mentre, nel caso di specie la sospensione sarebbe stata adottata per ragioni di opportunità.

La Corte di Cassazione, ha rilevato che il Tribunale erroneamente aveva richiamato i presupposti dell’art. 295 c.p.c. ai fini della sospensione, mentre il riferimento corretto avrebbe dovuto riguardare l’art. 337 c.p.c., comma 2, secondo cui “quando l’autorità di una sentenza è invocata in un diverso processo, questo può essere sospeso, se tale sentenza è impugnata”.

Infatti, la Corte sottolinea che la qualificazione del ricorso nella parte in cui censura il profilo di pregiudizialità di una controversia rispetto all’altra, dovendo riferirsi all’art. 337 c.p.c., è legittimo esercizio del potere di sospensione discrezionale del processo ex art. 337 c.p.c., comma 2, richiede un’espressa valutazione di plausibile controvertibilità della decisione di cui venga invocata l’autorità in quel processo, sulla base di un confronto tra la decisione stessa e la critica che ne è stata fatta”.

Conseguentemente, la sospensione discrezionale in parola è ammessa ove il giudice del secondo giudizio motivi esplicitamente le ragioni per le quali non intende riconoscere l’autorità della prima sentenza, già intervenuta sulla questione ritenuta pregiudicante, chiarendo perché non ne condivide il merito o le ragioni giustificatrici.

Il provvedimento in oggetto impugnabile col regolamento di competenza di cui all’art. 42 c.p.c. e il sindacato esercitabile, secondo la Corte di Cassazione, è limitato alla verifica dell’esistenza dei presupposti giuridici in base ai quali il giudice di merito si è avvalso del potere discrezionale di sospensione nonché della presenza di una motivazione non meramente apparente in ordine al suo esercizio (cfr. Corte di Cass. Sez. 6 – 3, n. 14146 del 08/07/2020).

Nel caso di specie, è stato rilevato che il provvedimento difetta del tutto la motivazione che, pertanto, non è conforme al diritto vivente espresso da questa Corte in ordine ai presupposti legittimanti della sospensione facoltativa di cui all’art. 337 c.p.c., comma 2.

La Suprema Corte ricorda che, come nella fattispecie sottoposta, “quando tra due giudizi esista un rapporto di pregiudizialità e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, la sospensione del giudizio pregiudicato può essere disposta soltanto ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2, sicché, ove il giudice abbia provveduto ai sensi dell’art. 295 c.p.c., il relativo provvedimento è illegittimo e deve essere, dunque, annullato, ferma restando la possibilità, da parte del giudice di merito dinanzi al quale il giudizio andrà riassunto, di un nuovo e motivato provvedimento di sospensione ai sensi del menzionato art. 337 c.p.c., comma 2” (cfr. Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 13823 del 07/07/2016, Rv. 640357 – 01).

Per questi motivi la Corte ha disposto la prosecuzione del giudizio e fissato la riassunzione del termine ai sensi dell’art. 50 c.p.c..

Caterina Morabito – c.morabito@lascalaw.com

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