Diritto dell'Esecuzione Forzata

Erronea identificazione del bene pignorato

Cass., 7 novembre 2013, n. 25055 (leggi la sentenza per esteso

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n.  25055 resa già il 7 novembre scorso ha ribadito che gli errori, ovvero le improprietà di identificazione di un bene, allorquando contenute negli atti di provenienza, non potranno opporsi ai terzi in buona fede, naturalmente a condizione che gli stessi, a seguito del diligente controllo dei registri immobiliari, abbiano correttamente espropriato quanto risultante in proprietà debitore al momento del pignoramento.

Attraverso il caso sottoposto al vaglio della S.C. viene quindi riesaminata la funzione dell’istituto della trascrizione degli atti relativi ai beni immobili che, come noto, è indispensabile per far sì che i soggetti interessati, esperite le dovute ricerche, lette le risultanze dei pubblici registri, siano messi in condizione di conoscere a chi appartengano i beni, se sugli stessi gravino vincoli e pesi e quale sia la loro natura, permettendo loro di fare affidamento su quanto risultante nelle raccolte, al fine di valutare la convenienza o meno di ogni  susseguente determinazione.

Riprendendo le mosse dalla sentenze maggiormente risalenti nn. 2051 del 10.6.1986, 10774 del 14.10.1991 e 3075 del 8.2.2013, i giudici della Cassazione tornano a ribadire che, per stabilire se un atto trascritto sia poi opponibile a soggetti terzi, dovrà farsi riferimento al contenuto della trascrizione e, proprio sul contenuto della relativa nota vale la pena soffermarsi.

La nota, infatti, in ossequio al sistema della pubblicità-notizia che informa il nostro ordinamento, dovrà permettere all’utente di poter individuare, senza rischio d’imbattersi in errori o incertezze, gli estremi di un negozio ed i beni oggetto dello stesso; la ratio insita nel sistema della pubblicità immobiliare, attuata per mezzo dell’accorgimento della trascrizione, fa proprio in modo che un soggetto terzo, rimasto estraneo alla trascrizione di un atto, possa fare affidamento sul contenuto della nota, definita come “autosufficiente”, senza alcun onere di ulteriori accertamenti.

Se, invece, la nota dovesse rivelarsi errata e la sua inesattezza dovesse influire sulla corretta identificazione del bene poi pignorato, la trascrizione non potrà assolutamente opporsi al terzo di buona fede.

27 maggio 2014

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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