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Scritture contabili: l’omessa tenuta non integra il reato di occultamento o distruzione delle stesse

Perché possa ritenersi integrato il reato di occultamento o distruzione delle scritture contabili, è necessaria l’istituzione delle scritture contabili e la produzione di un reddito da cui origina la necessità di uno specifico accertamento, non potendo ravvisarsi il delitto in questione nella omessa tenuta di qualsivoglia documentazione contabile

La Corte d’appello territoriale, in riforma della sentenza del Tribunale ha rideterminato la pena per il reato di cui al contestato art. 10 relativo all’occultamento o distruzione della documentazione contabile relativa agli anni d’imposta 2005 e 2006.

Ricorre al Supremo Collegio l’imputato adducendo diversi motivi di doglianza. Con il primo ed il secondo motivo lamenta l’insufficienza e contraddittorietà della motivazione, nonché la violazione di legge, in ordine all’omesso accertamento dell’esistenza delle scritture contabili e con riferimento alla circostanza che comunque era stato possibile ricostruire il volume d’affari sicché non poteva ritenersi perfezionato il reato contestato.

Con il terzo motivo deduce la violazione di legge con riferimento all’omessa motivazione sul dolo specifico di danno. Con il quarto motivo censura la violazione di legge con riferimento all’individuazione del momento di consumazione del reato, considerato che la società di cui era rappresentante legale era stata cancellata dal registro delle imprese in data 10.4.2017 e che dal processo verbale di constatazione era emerso che la società non aveva più operato dal 31.12.2006. Con il quinto e sesto motivo lamenta l’applicazione della recidiva ai sensi dell’art. 99 c.p., comma 2, n. 1, sotto il profilo della violazione di legge e dell’omessa motivazione.

Ritiene la Suprema Corte che i primi due motivi risultino fondati e assorbano i restanti.

Il ricorrente è stato condannato per l’occultamento o la distruzione delle scritture contabili, sulla base di una motivazione apodittica in cui la condotta è stata dedotta logicamente dalla sola omessa consegna della documentazione contabile. Già il Giudice di primo grado aveva omesso di accertare la condotta contestata e si era limitato ad osservare che l’occultamento si poteva realizzare con qualsiasi modalità e quindi anche con il nascondimento e con il rifiuto dell’esibizione. Nonostante lo specifico motivo d’appello, la Corte territoriale non ha individuato le circostanze da cui desumere l’istituzione delle scritture contabili e la successiva distruzione o occultamento.

Ritiene il Supremo Collegio di dare continuità all’orientamento della stessa Sezione III, secondo cui “il reato di cui all’art. 10 D.Lgs. n. 74 del 2000, presuppone l’istituzione della documentazione contabile e la produzione di un reddito, donde la necessità del relativo specifico accertamento, anche per distinguere la fattispecie penale rispetto alla condotta di omessa tenuta delle scritture contabili, sanzionata amministrativamente dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 9, comma 1.”.

Questo per l’ovvia ragione che può essere configurata la fattispecie delittuosa di cui all’art. 10 citato in quanto la documentazione contabile, di cui si assume l’occultamento o la distruzione, sia stata previamente istituita, non potendosi occultare o distruggersi quello che evidentemente neppure esiste.

A tal fine la sentenza impugnata veniva annullata per consentire ad altra Sezione della Corte d’appello un’attenta valutazione della sussistenza dei presupposti del reato contestato.

Cass., Sez. III Penale, 20 febbraio 2019, n. 7646

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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