Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Scritture contabili irregolari e tutela dei creditori sociali

Con la sentenza n. 28617, depositata il 7 novembre scorso, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità degli amministratori e dei sindaci in caso di irregolarità delle scritture contabili, problematica (purtroppo) ricorrente nella prassi.

Nel caso di specie, la curatela di un fallimento aveva fatto valere la responsabilità degli amministratori della società e dei membri del collegio sindacale per violazione dei doveri imposti dall’art. 2392 codice civile, per non aver posto rimedio alla situazione di passività che si era creata in precedenza, distraendo anche fondi dal patrimonio sociale. Come noto, infatti, in caso di fallimento, le azioni di responsabilità vengono esercitate direttamente dal curatore. La stessa giurisprudenza di legittimità ha chiarito che “l’azione di responsabilità esercitata dal curatore ex art. 146 l. fall. cumula in sé le diverse azioni previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c. a favore, rispettivamente, della società e dei creditori sociali” (così Cass., 20 settembre 2019 n. 23452).

Con la sentenza in commento, dunque, la Cassazione stabilisce il seguente principio di diritto: in caso di irregolarità delle scritture contabili, è opportuno prendere come criterio base per il calcolo del danno da risarcire al curatore il c.d. deficit fallimentare, cioè la differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato.

Come si legge nella motivazione della sentenza “il giudice di merito, una volta accertato il nesso di causa tra la condotta dei sindaci ed il danno, può ben ricorrere, in via equitativa al criterio della differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato sempre che il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l’attore abbia allegato un inadempimento almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dei predetti soggetti”.

La sentenza in commento si pone in linea con la nuova disciplina degli articoli 2476 e 2486 codice civile, recentemente introdotta dall’art. 378 del d.lgs. n. 14 del 2019 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza). Il nuovo art. 2486 comma 3, infatti, precisa che “se è stata aperta una procedura concorsuale e mancano le scritture contabili o se a causa dell’irregolarità delle stesse o per altre ragioni i netti patrimoniali non possono essere determinati, il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura“.

Cass., Sez. III Civ., 7 novembre 2019, n. 28617

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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